ASSEDEL ha presentato una comunicazione ai sensi della Regola 9.2 al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa sull'esecuzione della sentenza della Grande Camera nel caso Yüksel Yalçınkaya c. Türkiye (ricorso n. 15669/20), che sarà esaminata durante la 1577ª riunione dei Delegati dei Ministri (DH) a dicembre 2026. Nella sentenza, la Corte ha stabilito che considerare l'uso dell'applicazione ByLock come prova schiacciante di appartenenza a un'organizzazione terroristica violava gli articoli 6 § 1, 7 e 11 della Convenzione, e ha identificato tale pratica come un problema sistemico. ASSEDEL conclude che la sentenza rimane sostanzialmente ineseguita.
La comunicazione esamina in primo luogo l'ultimo Piano d'Azione Aggiornato del Governo, che ASSEDEL descrive come fondato su un'«illusione statistica». Dei 1.499 procedimenti riaperti presentati come prova di progresso, solo 24 si sono conclusi con un'assoluzione. Le venti «sentenze campione» allegate dal Governo riguardano per lo più casi eccezionali, mentre la Corte di Cassazione e i tribunali di grado inferiore continuano a considerare l'uso di ByLock come sufficiente di per sé per una condanna. Poiché le pene non vengono sospese durante il nuovo giudizio, la maggior parte dei ricorrenti rimane in carcere o soggetta alle sanzioni della «morte civile».
Il nuovo processo dello stesso Sig. Yalçınkaya viene presentato come un test per l'intero sistema. È stato condannato nuovamente sulla base delle stesse prove, dopo che la procura si è rifiutata di produrre i dati grezzi di ByLock necessari per una perizia indipendente. Il Governo ammette ora apertamente che tali dati sono «custoditi in casseforti» da parte dei servizi di intelligence. Finché la prova decisiva rimane fuori dalla portata della difesa, sostiene ASSEDEL, l'uguaglianza delle armi è illusoria. Ciò mette anche in discussione se la riapertura dei procedimenti costituisca davvero un ricorso effettivo. La Corte si è rifiutata di accordare un risarcimento nei casi seriali sul presupposto che i nuovi processi avrebbero riparato la violazione, un presupposto che non regge più se i nuovi giudizi si limitano a confermare le condanne originali.
ASSEDEL sottolinea anche il crescente numero di sentenze successive, tra cui Demirhan, Yasak e Kılıçarslan, a conferma della natura sistemica del problema. Evidenzia inoltre il ripetuto mancato rispetto delle scadenze da parte del Governo e le dichiarazioni pubbliche di alti funzionari che mettono in dubbio il carattere vincolante della sentenza.
Alla luce di queste considerazioni, ASSEDEL invita il Comitato dei Ministri a:
• mantenere una sorveglianza rafforzata sul gruppo Yalçınkaya e inserirlo all'ordine del giorno di ogni riunione sui Diritti Umani fino a quando non sarà dimostrata una concreta conformità;
• esprimere grave preoccupazione per il fatto che la riapertura ai sensi dell'articolo 311 § 1(f) del Codice di Procedura Penale sia fallita nella pratica nel fornire un ricorso effettivo, come dimostrato dai dati stessi del Governo;
• richiedere al Governo di spiegare come i diritti della difesa ai sensi dell'articolo 6 § 1 possano essere esercitati efficacemente quando i dati grezzi di ByLock rimangono sottratti all'esame di periti indipendenti;
• chiedere misure generali concrete con una tabella di marcia chiara, affinché tutti i tribunali interni, incluse la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale, cessino di considerare l'uso di ByLock come prova automatica di colpevolezza e applichino un reale criterio di colpevolezza personale;
• sollecitare le autorità a garantire una sospensione immediata dell'esecuzione delle pene una volta richiesta la riapertura, per porre fine alla continua detenzione e alle sanzioni della «morte civile»;
• incoraggiare gli alti funzionari ad astenersi da dichiarazioni che mettano in discussione il carattere vincolante delle sentenze della Corte.
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