Conformità del Regno Unito alla Convenzione di Istanbul in materia di protezione dei diritti delle donne transgender

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Il Regno Unito ha ratificato la Convenzione di Istanbul il 21 luglio 2022, impegnandosi a garantire la protezione dalla violenza e dalla discriminazione per tutte le donne, senza distinzione, anche sulla base dell’identità di genere. In vista della prossima valutazione da parte del GREVIO nel 2027, ASSEDEL ha esaminato i recenti sviluppi giuridici nel Regno Unito. Questa analisi rileva che i cambiamenti giudiziari e amministrativi rischiano di porre il Regno Unito in violazione degli articoli 4(3) (non discriminazione) e 40 (molestie sessuali) della Convenzione.

La ridefinizione del concetto di «sesso» nel diritto britannico

Nel caso For Women Scotland Ltd v Scottish Ministers, la Corte Suprema del Regno Unito ha stabilito che il termine «sesso» contenuto nell’Equality Act 2010 si riferisce al sesso biologico. Sebbene le persone transgender continuino a essere tutelate in base alla caratteristica della riassegnazione di genere, esse non rientrano nella categoria giuridica delle «donne» ai fini di questa legge, anche quando sono in possesso di un Certificato di Riconoscimento del Genere.

Questa interpretazione consente ai fornitori di servizi di limitare l’accesso agli spazi riservati alle donne, compresi rifugi, ospedali e spogliatoi, sulla base del sesso biologico. Sebbene sia presentata come una questione di coerenza giuridica, la sentenza crea una separazione tra il riconoscimento giuridico e l’accesso effettivo alle protezioni.

Le linee guida amministrative e i loro effetti

A seguito della sentenza, la Commissione per l’Uguaglianza e i Diritti Umani ha emanato linee guida che riflettono questa interpretazione, confermando che il sesso biologico può essere utilizzato per determinare l’accesso ai servizi riservati a un solo sesso.

Nella pratica, ciò ha aumentato la probabilità che le donne transgender vengano escluse dagli spazi progettati per garantire sicurezza e privacy. Le organizzazioni della società civile hanno avvertito che tale esclusione può esporre le persone a molestie, umiliazioni e violenza, in particolare quando viene loro richiesto di utilizzare spazi che non corrispondono alla loro identità di genere.

Conferma giudiziaria da parte dell’Alta Corte

Nel caso R (Good Law Project) v Equality and Human Rights Commission, l’Alta Corte ha confermato la legittimità delle linee guida della EHRC. La Corte ha confermato che le autorità pubbliche possono basarsi sull’interpretazione della Corte Suprema e applicare una concezione biologica del sesso.

È importante sottolineare che la Corte ha minimizzato le preoccupazioni relative alla divulgazione involontaria dell’identità di genere, descrivendola come un onere che ci si può aspettare che le persone siano tenute a sopportare. Questo ragionamento è stato criticato per aver trascurato i rischi specifici affrontati dalle persone transgender, tra cui la discriminazione e l’esposizione alla violenza.

Implicazioni ai sensi della Convenzione di Istanbul

Questi sviluppi sollevano serie preoccupazioni ai sensi della Convenzione di Istanbul. L’articolo 4(3) richiede che le protezioni siano garantite senza discriminazioni, anche sulla base dell’identità di genere, mentre l’articolo 40 obbliga gli Stati a prevenire e contrastare le condotte che creano ambienti degradanti o ostili.

Consentendo l’esclusione delle donne transgender dai servizi di protezione e aumentando il rischio di divulgazione involontaria dell’identità di genere, l’attuale quadro giuridico del Regno Unito potrebbe compromettere entrambe le disposizioni. Come sottolineato dal GREVIO, gli Stati devono garantire che i gruppi vulnerabili, comprese le persone transgender, abbiano un accesso effettivo alla protezione nella pratica, e non soltanto sul piano giuridico.

Conclusioni e raccomandazioni

ASSEDEL conclude che l’attuale approccio del Regno Unito rischia di creare ostacoli alla protezione delle donne transgender e potrebbe essere incompatibile con i suoi obblighi internazionali. Per affrontare tali preoccupazioni, il Regno Unito dovrebbe:

  • Allineare l’interpretazione dell’Equality Act 2010 ai requisiti della Convenzione di Istanbul
  • Garantire un accesso non discriminatorio ai servizi e ai meccanismi di protezione
  • Prevenire la divulgazione involontaria dell’identità di genere nell’erogazione dei servizi
  • Valutare l’impatto delle politiche basate sulla separazione per sesso sui gruppi vulnerabili

Osservazioni finali

Garantire il rispetto della Convenzione di Istanbul richiede che i quadri giuridici non creino lacune nella protezione delle persone maggiormente a rischio. I recenti sviluppi nel Regno Unito evidenziano la necessità di conciliare il diritto interno con gli standard internazionali in materia di diritti umani, al fine di salvaguardare la dignità, la sicurezza e l’uguaglianza di tutte le donne, comprese le donne transgender.

È possibile trovare qui il rapporto completo.

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