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L’istruzione come strumento per costruire una società più giusta e paritaria
L’istruzione svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo delle persone e nella costruzione di una società più giusta e paritaria. Attraverso di essa, i cittadini acquisiscono conoscenze, sviluppano le proprie capacità e trovano opportunità per partecipare attivamente alla vita sociale e professionale. Tuttavia, i sistemi educativi devono affrontare sfide importanti, come le disuguaglianze sociali, la diversità culturale e la necessità di adattare la formazione alle nuove esigenze della società.
Durante l’ultima sessione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, abbiamo avuto il piacere di intervistare Luz Martínez Seijo, deputata al Congresso dei Deputati spagnolo, membro dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, relatrice generale sulla violenza contro le donne e coordinatrice della Rete parlamentare «Donne libere dalla violenza». In questo incontro, basato sul documento «Entrevista Luz baja calidad.pdf», ha condiviso la sua prospettiva sul rapporto tra istruzione, diritti umani e uguaglianza di genere.
La scuola come motore di democrazia ed equità sociale
Per Martínez Seijo, le scuole non devono limitarsi al tradizionale processo di insegnamento e apprendimento, ma devono essere considerate il luogo ideale in cui mettere in pratica la democrazia nella vita quotidiana. Ciò significa attribuire agli studenti un ruolo attivo, fornendo loro metodologie diverse per collaborare, socializzare e partecipare direttamente al proprio percorso educativo.
Inoltre, la deputata sostiene fermamente che la scuola sia l’unico luogo in cui le differenze sociali debbano scomparire completamente. Una volta varcata la soglia dell’istituto scolastico, tutti gli alunni devono essere uguali, indipendentemente dalla ricchezza o dalle risorse delle loro famiglie. Questo ambiente eterogeneo e privo di segregazione scolastica incoraggia gli studenti a convivere e a lavorare con persone provenienti da contesti diversi. Si tratta di un passaggio fondamentale per costruire società autenticamente tolleranti e democratiche.
Adattamento dell’istruzione e cooperazione europea
I programmi scolastici devono adattarsi alle reali esigenze della società contemporanea, compresa la presenza sempre più pervasiva dell’intelligenza artificiale, superando i metodi basati esclusivamente sulla memorizzazione. Sebbene l’istruzione rimanga principalmente una competenza nazionale, la cooperazione europea definisce orientamenti e raccomandazioni generali indispensabili. L’approccio attuale promuove l’apprendimento per competenze, l’inclusione e l’educazione civica, principi fondamentali che il Consiglio d’Europa incoraggia tutti gli Stati membri ad attuare.
La coeducazione per eliminare la violenza di genere
Esiste un legame molto stretto tra il sistema educativo e la prevenzione della violenza contro le donne. L’uguaglianza è un principio che deve essere integrato fin dalla prima infanzia attraverso la coeducazione: bambine e bambini devono giocare, interagire e imparare insieme, in condizioni di parità.
Progressivamente, il sistema educativo deve introdurre strumenti che aiutino i giovani a riconoscere i segnali di violenza che spesso passano inosservati nelle prime fasi della crescita, come il controllo del telefono cellulare. Poiché non si può dare per scontato che questi argomenti vengano affrontati in ambito familiare, le scuole devono garantire questa formazione.
Martínez Seijo sottolinea inoltre un aspetto fondamentale: è un grave errore considerare la violenza maschile contro le donne un problema esclusivamente femminile. Coinvolgere attivamente gli uomini in questa lotta è indispensabile per ottenere progressi concreti nella società.
La Convenzione di Istanbul e i limiti delle tradizioni culturali
Nel suo lavoro di monitoraggio e pressione politica, la deputata avverte che, sebbene la Convenzione di Istanbul sia stata ampiamente attuata, in alcuni Paesi europei persistono ancora delle resistenze. La sua strategia consiste nel fare pressione sui parlamentari affinché sollecitino i rispettivi governi a ratificare questo accordo fondamentale, ricordando che ogni minuto di ritardo mette a rischio la vita di una donna.
Di fronte a pratiche giustificate in nome della tradizione culturale, come le mutilazioni genitali femminili, Martínez Seijo è categorica: le differenze culturali e religiose devono essere rispettate, ma i diritti umani e lo Stato di diritto rappresentano un limite invalicabile. Se una convinzione culturale viola il benessere e i diritti delle persone, è necessario legiferare e intervenire, poiché si tratta di un reato.
La tutela e il consolidamento di tutti questi diritti e progressi non dipendono esclusivamente dalle istituzioni. Come conclude la deputata, il lavoro parlamentare perderebbe gran parte del suo significato e della sua portata senza l’impegno quotidiano e il sostegno delle ONG e delle organizzazioni della società civile, che rappresentano alleate indispensabili nella difesa continua dei diritti umani.





