Associazione Europea per la Difesa dei Diritti e delle Libertà

Rottura o Rinnovamento? Conclusioni dal Forum Mondiale per la Democrazia 2026

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La democrazia non è in crisi, ma sta attraversando una profonda rottura. Questa diagnosi ha dato il tono al 14° Forum Mondiale per la Democrazia, che ha riunito leader politici, società civile, accademici e giovani presso il Consiglio d'Europa a Strasburgo il 2 e 3 novembre 2026, sul tema “Rottura o Rinnovamento? Sicurezza democratica per il nostro futuro”. ASSEDEL ha partecipato al Forum per tutta la sua durata, seguendo sia le sessioni plenarie nell'Emiciclo che le sessioni parallele e i laboratori.

L'edizione di quest'anno faceva parte della fase di consultazione del Nuovo Patto Democratico per l'Europa, l'iniziativa del Consiglio d'Europa per costruire una democrazia più efficace, inclusiva e di ampio respiro. Le conclusioni del Forum conflueranno nel Nuovo Patto Democratico per l'Europa, sul quale si prevede che il Comitato dei Ministri prenderà decisioni nella Sessione Ministeriale di maggio 2027.

Nell'arco di due giorni, il Forum è passato dalla diagnosi all'azione. La prima giornata ha esaminato le forze che mettono a dura prova le società democratiche, dalle crescenti disuguaglianze e il restringimento dello spazio civico alla disinformazione e alle interferenze straniere, trasformandole in scenari per il futuro. La seconda ha confrontato tali scenari con soluzioni concrete avanzate da istituzioni, società civile e giovani di tutto il mondo. Cinque tematiche hanno attraversato le discussioni: sicurezza democratica, previsione strategica democratica, ingiustizia socio-economica, giovani e iniziative democratiche. Le sezioni seguenti ripercorrono il Forum sessione per sessione, evidenziando come ciascuna abbia contribuito a questi dibattiti.

Primo Giorno – Plenaria di Apertura: Rafforzare la Democrazia in Tempi di Crisi

Il Forum Mondiale per la Democrazia 2026 è stato aperto da Petra Bayr, Presidente dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, la quale ha avvertito che le minacce più pericolose per la democrazia sono spesso quelle silenziose: la disinformazione che erode gradualmente la capacità di fiducia dei cittadini, e le misure incrementali, come le leggi che indeboliscono l'indipendenza giudiziaria o il silenziamento dei giornalisti, che svuotano le istituzioni quasi senza farsi notare. Definendo i tagli al lavoro giovanile come autolesionistici, ha chiesto che ai giovani venga dato un ruolo decisionale reale, non solo una voce sul futuro.

Ricollegandosi a questo appello, il Segretario Generale Alain Berset ha richiamato l'attenzione sui movimenti guidati dai giovani nelle ultime settimane, dalla Serbia all'Indonesia e all'India: decentralizzati, eppure emergenti simultaneamente in tutti i continenti. Quando i cittadini sentono che il sistema non funziona più per loro, ha avvertito, gli attori autoritari sono pronti a offrire risposte semplici e capri espiatori, e l'Europa non può accettare meno democrazia in cambio di maggiore sicurezza. Il futuro della democrazia, ha concluso, dipende dalle scelte che le società compiono oggi, e la sicurezza democratica, la fiducia pubblica e il coinvolgimento dei giovani dovrebbero essere al centro.

Riprendendo la questione della fiducia, Guy Ryder, Sottosegretario Generale delle Nazioni Unite per le Politiche, ha ricordato alla sala che la fiducia non può essere pretesa; deve essere guadagnata. Nell'era digitale, ha sostenuto, guadagnarla significa proteggere la capacità delle persone di compiere scelte informate: difendere la libertà di espressione, sostenere i media indipendenti e imporre alle piattaforme tecnologiche standard più elevati di trasparenza. Il Primo Ministro croato Andrej Plenković è poi tornato sulla sicurezza democratica, ancorandola saldamente allo Stato di diritto, dal rispetto del diritto internazionale, della sovranità e dell'integrità territoriale al rispetto delle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. I tribunali indipendenti, i media liberi e il controllo parlamentare, ha insistito, dovrebbero essere visti come i fondamenti della sicurezza, piuttosto che come ostacoli ad essa.

Sessione Plenaria del Mattino, Primo Giorno: Previsione Democratica e le Trasformazioni che Plasmano l'Europa

Il resto della mattinata ha riunito due panel, moderati dai giornalisti Liz Alderman ed Emma Nelson. Il primo, “La democrazia ha bisogno di previsione strategica”, ha visto la partecipazione dell'Ambasciatrice Nathalie Chuard (DCAF), Michèle Griffin (Nazioni Unite), Věra Jourová (Task Force Democracy27) e César Villanueva Esquivel (Ministero degli Affari Esteri del Messico). La previsione democratica è stata presentata non come un tentativo di predire il futuro, ma come un metodo partecipativo per individuare le tendenze emergenti, comprenderne le implicazioni e agire su una visione condivisa a lungo termine. Come sottolineato dall'Ambasciatrice Chuard, la previsione democratica è importante anche per la sicurezza: i rischi dovrebbero essere valutati insieme alla società civile, ai media indipendenti e ai cittadini, il cui coinvolgimento costruisce la fiducia pubblica da cui dipende una sicurezza efficace.

Il secondo panel, “Cosa sta trasformando e plasmando l'Europa?”, ha riunito il Professor Olivier De Schutter (Università Cattolica di Lovanio), la Professoressa Aoife Nolan (Comitato Europeo dei Diritti Sociali), Mark Pearson (OCSE), la Professoressa Mary Kaldor (London School of Economics), Janis Sarts (Centro di Eccellenza per la Comunicazione Strategica della NATO) e il Professor Motohiro Tsuchiya (Università Keio). Il messaggio è stato chiaro: la disinformazione è un sintomo, mentre il vero fattore scatenante della Sfiducia è l'insicurezza sociale ed economica. Ricostruire la fiducia significa trattare la protezione sociale come un diritto e un investimento nella democrazia, non come un costo, e dare ai giovani, che sono sottorappresentati piuttosto che disimpegnati, un reale spazio nei processi decisionali.

Sessioni del Pomeriggio: (Ri)costruire la Sicurezza e la Previsione Democratica

Nel pomeriggio, nove sessioni parallele sulla “(Ri)costruzione della sicurezza e della previsione democratica” hanno esplorato queste sfide, prima dalla prospettiva dei cittadini e poi da quella delle istituzioni. I temi hanno incluso l'impegno civico, l'inclusione interculturale, il ruolo degli enti locali, un dialogo Europa-Africa, il cambiamento demografico e gli attori economici, gli esercizi nazionali di previsione, la resilienza alla disinformazione e alla manipolazione e interferenza informativa straniera, e i processi politici creativi. Insieme, hanno trasformato la diagnosi del mattino negli scenari che la seconda giornata avrebbe messo alla prova.

Sessione Plenaria del Mattino, Secondo Giorno: Condividere le Soluzioni e Mettere alla Prova le Analisi del Consiglio d'Europa

La seconda giornata si è aperta con l'ex Prima Ministra moldava Natalia Gavrilița e Mattias Guyomar, Presidente della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. In particolare, Guyomar ha descritto la tutela dello Stato di diritto e del pluralismo in Europa non solo come una questione di principio, ma come una questione esistenziale, sottolineando che il sistema della Convenzione non può tollerare azioni che minano lo Stato di diritto e i valori su cui si fonda il Consiglio d'Europa, in particolare i diritti umani, la pace e la giustizia.

Sono seguiti due panel, moderati ancora da Liz Alderman ed Emma Nelson. Il primo, “Condividere le soluzioni”, ha visto la partecipazione dell'Ambasciatrice Delphine Delieux (Gruppo di Relatori sulla Democrazia), Gunn Marit Helgesen (Congresso dei Poteri Locali e Regionali), Jeffry Jeanty (rappresentante della società civile giovanile), George Papandreou (Relatore Generale dell'APCE sulla Democrazia) e Aleksa Pavlović (Movimento Studentesco Serbo). Il suo messaggio è stato che i cittadini non dovrebbero solo essere consultati, ma contribuire essi stessi a progettare le soluzioni. Dalle assemblee dei cittadini in Irlanda e dal dialogo permanente dei cittadini in Belgio fino alle assemblee di facoltà degli studenti serbi e al manifesto giovanile per un'Europa democratica nel 2049, i relatori hanno mostrato come il potere possa essere condiviso a ogni livello, trattando i giovani non solo come il futuro, ma anche come il presente.

Il secondo panel, “Mettere alla prova le analisi del Consiglio d'Europa”, ha visto la partecipazione di Wim Geerts (Ambasciatore olandese per i Diritti Umani), Eirik Holmøyvik (Commissione di Venezia), Maria-Andriani Kostopoulou (GREVIO), Aikaterini Polyzou (CDMSI) e Marialena Tsirli (Corte Europea dei Diritti dell'Uomo). La questione centrale è stata come il monitoraggio degli sviluppi nazionali da parte del Consiglio d'Europa possa aiutare gli Stati ad assumere decisioni democratiche solide e a resistere al regresso, dal momento che minacce come la disinformazione attraversano i confini e nessuna singola istituzione o paese può affrontarle da solo.

Laboratori del Pomeriggio: Confrontare Iniziative Concrete con gli Scenari Futuri

Nel pomeriggio, sette laboratori sotto il titolo “Confrontare iniziative concrete con gli scenari futuri” hanno messo alla prova gli scenari del giorno precedente, esaminando iniziative da tutto il mondo nell'ambito dei tre pilastri del Nuovo Patto Democratico per l'Europa. I temi hanno compreso l'alfabetizzazione mediatica e informativa, gli strumenti digitali per l'impegno civico, la mobilitazione dei cittadini per il clima, la giustizia sociale e i servizi pubblici, l'integrità elettorale e democratica, la democrazia inclusiva libera da incitamento all'odio, e le opportunità e i rischi dell'intelligenza artificiale. Attraverso la presentazione di iniziative che stanno già facendo la differenza sul campo, hanno mostrato come la previsione democratica possa tradursi in azioni concrete.

Sessione di Chiusura: Conclusioni e Punti Chiave

Chiudendo il Forum, il Relatore Generale Richard Youngs ha sintetizzato i due giorni di dibattito in cinque riflessioni chiave. In primo luogo, la concezione di sicurezza democratica sta cambiando: un tempo incentrata principalmente sulle spese per la difesa, si sta ora spostando verso la partecipazione e il pluralismo, sebbene le agende della sicurezza e della democrazia debbano ancora essere riavvicinate. In secondo luogo, la previsione democratica non riguarda ipotetici rischi futuri. Con l'Europa immersa da circa quindici anni in una recessione democratica, le sfide sono già qui e le democrazie si difendono al meglio migliorandosi, attraverso processi di previsione che devono diventare essi stessi più partecipativi. In terzo luogo, l'ingiustizia socio-economica, dalla disuguaglianza al costo della vita e degli alloggi, deve essere affrontata affinché le democrazie prosperino, e i cittadini hanno bisogno di voce in capitolo nelle difficili scelte di compromesso necessarie. In quarto luogo, i giovani non possono essere trattati come una categoria uniforme e le iniziative giovanili dovrebbero essere integrate nella politica generale anziché essere relegate ai forum giovanili. Infine, l'ondata senza precedenti di iniziative democratiche richiede una comprensione più approfondita del perché alcune abbiano successo e altre no, un compito che ha affidato al Consiglio d'Europa e al Nuovo Patto Democratico.

Dopo il suo intervento, Emma Wedner, Presidente del Consiglio Consultivo sulla Gioventù, ha sottolineato che le voci e le prospettive dei giovani sono fondamentali e devono essere incluse. Concludendo il Forum, la Vice Segretaria Generale Tanja Gonggrijp ha poi consegnato il Premio per l'Innovazione Democratica, votato dai partecipanti al Forum, a KlimaSeniorinnen Schweiz, l'associazione di donne anziane la cui causa strategica ha portato la politica climatica svizzera davanti alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Nel suo discorso di chiusura, ha avvertito che la sensazione che la propria voce non faccia alcuna differenza è tra le più grandi minacce per la democrazia, e ha concluso che le democrazie inclusive sono democrazie più forti, in grado di rafforzare e riconquistare la fiducia dei cittadini.

Per ASSEDEL, il Forum ha confermato che la risposta alla rottura attuale risiede in più democrazia, non in meno, e che la partecipazione della società civile e dei giovani sarà fondamentale per il rinnovamento democratico. In qualità di organizzazione della società civile strettamente impegnata nei procedimenti legati alla CEDU, ASSEDEL ha accolto con favore la decisione di assegnare il Premio per l'Innovazione Democratica di quest'anno a KlimaSeniorinnen Schweiz: un monito sul fatto che le sentenze sui diritti umani contano per la democrazia, ma fanno la differenza solo quando vengono pienamente attuate. Lavorando al fianco del Consiglio d'Europa e del suo sistema dei diritti umani, ASSEDEL seguirà da vicino la prossima fase del Nuovo Patto Democratico per l'Europa.

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