Interpretazione estensiva del Protocollo 1: Un'analisi comparata dei diritti territoriali indigeni presso le corti regionali dei diritti umani

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La Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e la Corte interamericana dei diritti umani (Corte IDH) hanno adottato approcci nettamente diversi in materia di controversie territoriali indigene, come illustrato dai casi Villaggio Sami Handölsdalen c. Svezia (2010) e Lhaka Honhat c. Argentina (2020). Mentre la CEDU ha valutato in modo restrittivo l'equità procedurale e i diritti formali di proprietà ai sensi dell'Articolo 1 del Protocollo n. 1, la Corte IDH ha riconosciuto la proprietà collettiva della terra, la sopravvivenza culturale e gli obblighi positivi in capo allo Stato.

Il rapporto di ASSEDEL esamina queste sentenze divergenti, evidenziando la dipendenza della CEDU dai quadri giuridici nazionali e l'accoglimento da parte della Corte IDH dei diritti consuetudinari indigeni e degli standard internazionali come la UNDRIP e la Convenzione ILO n. 169. L'analisi mette in luce le principali differenze in termini di flessibilità probatoria, soggettività giuridica e misure riparatorie, proponendo riforme per allineare la giurisprudenza della CEDU alle esigenze delle comunità indigene.

Per approfondire la discussione, il rapporto esplora aspetti spesso trascurati, come il ruolo dell'identità culturale ai sensi dell'Articolo 8 della CEDU e il potenziale delle ricorsi di non discriminazione ai sensi dell'Articolo 14. Confrontando gli approcci regionali, ASSEDEL sottolinea la necessità di un'interpretazione più inclusiva dei diritti di proprietà e degli obblighi statali nei casi relativi ai popoli indigeni.

Per leggere il rapporto completo, è possibile cliccare qui.

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