
Il contributo di ASSEDEL alla Relazione del Parlamento europeo sulla Turchia 2026 esamina il persistere di violazioni sistemiche dei diritti umani in Turchia, con particolare attenzione al continuo uso improprio della legislazione antiterrorismo e alla mancata attuazione delle sentenze vincolanti della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Il rapporto si basa sui recenti sviluppi giuridici, in particolare sulla sentenza della Grande Camera nel caso Yüksel Yalçınkaya c. Turchia (settembre 2023) e sulla successiva decisione relativa a 2.420 ricorsi connessi, che ha confermato l’esistenza di carenze strutturali nei procedimenti giudiziari relativi al terrorismo.
Il rapporto documenta come le disposizioni antiterrorismo, in particolare l’articolo 314 del Codice penale turco, continuino a essere applicate in modo eccessivamente ampio e imprevedibile. Le persone vengono regolarmente perseguite sulla base di condotte lecite, quali l’uso di strumenti di comunicazione criptata, l’appartenenza a sindacati o associazioni legali, la partecipazione ad attività educative o benefiche oppure i legami familiari con persone destituite o sottoposte a procedimento penale. Tali pratiche compromettono il principio della responsabilità penale individuale e lo Stato di diritto.
Una delle principali preoccupazioni riguarda la mancata attuazione della sentenza Yalçınkaya. Nonostante il suo carattere vincolante e l’esplicita individuazione di violazioni strutturali degli articoli 7, 6 e 11 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, i tribunali turchi hanno continuato a fare affidamento sugli stessi schemi probatori condannati dalla CEDU. Non sono state adottate riforme legislative o giudiziarie significative e la nuova condanna dello stesso sig. Yalçınkaya dimostra la persistente resistenza all’attuazione della sentenza. La successiva sentenza della CEDU relativa a 2.420 ricorsi conferma che tali violazioni persistono su vasta scala.
Il rapporto evidenzia inoltre l’uso diffuso della detenzione arbitraria e gravi carenze in materia di equo processo, tra cui il ricorso sistematico alla custodia cautelare senza una valutazione individualizzata, l’accesso limitato ai fascicoli giudiziari, il ricorso a testimoni anonimi e a prove digitali non verificate, nonché le limitazioni all’accesso all’assistenza legale. Queste pratiche sono state ripetutamente criticate dalla CEDU, dalle Procedure speciali delle Nazioni Unite e da altri organismi internazionali, ma rimangono tuttora radicate.
Particolare attenzione è dedicata all’impatto sproporzionato di queste politiche su donne, studenti e minori. Gli arresti e i procedimenti giudiziari legati ad attività educative o sociali lecite hanno ostacolato l’accesso all’istruzione, hanno portato a prolungati periodi di custodia cautelare per giovani donne e hanno comportato violazioni procedurali che hanno coinvolto minori, sollevando gravi preoccupazioni alla luce degli standard internazionali in materia di diritti umani e protezione dell’infanzia.
Un’ulteriore tendenza allarmante individuata nel rapporto è la criminalizzazione della solidarietà e dell’assistenza umanitaria. Azioni quali fornire cibo, sostegno finanziario o assistenza legale alle famiglie delle persone detenute sono state perseguite come reati connessi al terrorismo, aggravando la povertà e l’esclusione sociale e ostacolando il lavoro degli attori della società civile e degli avvocati.
Mentre il Parlamento europeo prepara la Relazione sulla Turchia 2026, ASSEDEL chiede un approccio dell’Unione europea basato su principi e credibile, che riaffermi la centralità dello Stato di diritto, dell’indipendenza della magistratura e della piena esecuzione delle sentenze della CEDU quali parametri fondamentali nelle relazioni UE-Turchia. Il rapporto sottolinea che progressi concreti nell’allineamento delle prassi nazionali agli standard europei in materia di diritti umani sono essenziali per ricostruire la fiducia e promuovere una governance democratica.
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