Diritti umani a rischio: un'analisi del Decreto Sicurezza italiano e del suo impatto sulle libertà fondamentali

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L'entrata in vigore del disegno di legge italiano sulla sicurezza (Decreto Sicurezza), formalizzata con il Decreto-Legge 11 aprile 2025, n. 48 e successivamente convertita nella Legge 9 giugno 2025, n. 80, rappresenta uno snodo critico nell'interazione tra sicurezza pubblica, politica criminale e libertà fondamentali. Presentata dal governo come una risposta necessaria alle crescenti preoccupazioni relative all'ordine pubblico e all'integrità istituzionale, la legge introduce modifiche di ampia portata al codice penale e ai poteri amministrativi. Tali misure, pur essendo presentate sotto la veste di un miglioramento della sicurezza e dell'efficienza, hanno suscitato un acceso dibattito all'interno degli ambienti giuridici, della società civile e delle istituzioni internazionali per i diritti umani in merito alla loro compatibilità con le garanzie costituzionali e con gli standard europei dei diritti umani.

Questo rapporto di orientamento politico (policy paper) si propone di esaminare il Decreto Sicurezza alla luce del quadro costituzionale italiano e degli obblighi derivanti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Particolare attenzione viene dedicata ai principi di legalità, proporzionalità e controllo giurisdizionale, nonché alle implicazioni più ampie per la partecipazione democratica e il diritto al dissenso. Attraverso una disamina critica della giurisprudenza nazionale, dei rapporti ufficiali e della giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, questa analisi mette in luce i rischi sistemici posti dal ricorso sempre più ampio a strumenti penali e alla legislazione d'emergenza nella gestione dei conflitti sociali e politici.

Inquadrando questi sviluppi all'interno delle più ampie tendenze europee, il presente documento mira a contribuire a un dialogo informato sull'equilibrio tra imperativi di sicurezza e diritti fondamentali, sottolineando l'urgente necessità di vigilare per preservare le norme democratiche di fronte alla deriva securitaria.

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