
L’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti avrà probabilmente un impatto significativo su diversi settori, tra cui l’ambiente, l’immigrazione e i diritti riproduttivi, producendo effetti duraturi su un’ampia gamma di questioni sia a livello nazionale sia internazionale. Durante il suo precedente mandato presidenziale, dal 2017 al 2021, Trump ha adottato misure che hanno profondamente ridisegnato il panorama politico e sociale del Paese, segnando un ritorno a politiche conservatrici spesso in contrasto con l’agenda progressista dell’amministrazione Biden. In particolare, settori come l’ambiente, l’immigrazione, la comunità LGBTQ+ e i diritti delle donne potrebbero essere ridefiniti da una visione politica che privilegia gli interessi economici a breve termine e la sovranità nazionale, a scapito di impegni globali come la lotta ai cambiamenti climatici o la tutela dei diritti civili.
Cambiamenti nella politica ambientale sotto Trump
Sebbene la politica ambientale non sia stata un tema centrale della sua campagna elettorale di quest’anno, le dichiarazioni e le posizioni espresse in passato suggeriscono un ritorno a politiche climatiche che potrebbero avere effetti devastanti non solo sugli Stati Uniti, ma sull’intero pianeta, considerando che gli Stati Uniti sono il secondo maggiore emettitore di anidride carbonica al mondo. Pertanto, le scelte politiche di Washington hanno un impatto diretto sul futuro del clima globale.
Una delle sue prime azioni, una volta entrato in carica nel gennaio 2025, sarà probabilmente quella di revocare molte delle politiche ambientali introdotte dall’amministrazione Biden, comprese quelle contenute nell’Inflation Reduction Act, una delle leggi più ambiziose mai approvate dagli Stati Uniti in materia di transizione energetica. Questo programma incentiva e promuove il passaggio a tecnologie più sostenibili, come i veicoli elettrici, e gli investimenti nelle energie rinnovabili, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra. Trump ha già espresso il desiderio di annullare queste misure, sostenendo che le politiche a favore dell’ambiente danneggiano l’economia e comportano una perdita di posti di lavoro.

Un delegato mostra un cartello a favore del petrolio durante la sessione di mercoledì della Convention nazionale repubblicana. | Nam Huh/AP
Tuttavia, l’abolizione degli incentivi alle energie rinnovabili previsti dall’Inflation Reduction Act potrebbe non essere immediata, poiché tali incentivi erano rivolti in particolare agli Stati a maggioranza repubblicana, circostanza che potrebbe provocare un’opposizione interna al suo stesso partito. Questa divisione interna potrebbe rendere difficile cancellare completamente le misure approvate durante l’amministrazione Biden, soprattutto considerando che gli Stati Uniti rimangono un attore fondamentale nel finanziamento della transizione energetica globale attraverso la Banca Mondiale.
Un altro importante obiettivo della sua amministrazione in questo ambito sarà probabilmente quello di ritirare nuovamente gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, una decisione che aveva già preso nel 2017 e che aveva segnato un punto di rottura nei negoziati internazionali sul clima.
In sintesi, un ritorno di Trump alla Casa Bianca comporterà il rischio di un significativo rallentamento delle politiche ambientali statunitensi, non solo attraverso l’annullamento delle iniziative nazionali, ma anche attraverso un possibile ritiro da importanti impegni internazionali, come l’Accordo di Parigi. Ciò potrebbe accelerare l’inversione di una transizione energetica globale già fragile, poiché le energie rinnovabili non hanno ancora raggiunto una diffusione sufficientemente ampia da garantire una completa decarbonizzazione, mentre molte grandi economie continuano a rimandare i propri impegni in materia di sostenibilità. Le politiche di Trump, che privilegiano gli interessi a breve termine dell’industria dei combustibili fossili, si contrappongono alle esigenze urgenti della comunità internazionale, creando un vuoto difficile da colmare.
Impatti sulla comunità LGBTQ+
La comunità LGBTQ+ è un gruppo ampiamente preso di mira dalle politiche discriminatorie e che alimentano l’odio promosse da Trump. Già durante il suo precedente mandato presidenziale, l’amministrazione Trump ha adottato più politiche anti-LGBTQ+ rispetto a qualsiasi precedente amministrazione nella storia degli Stati Uniti. Queste politiche includevano il divieto per le persone trans* di prestare servizio nelle forze armate, la rimozione di programmi volti a contrastare la discriminazione nei confronti della comunità LGBTQ+ e l’opposizione alla tutela dei lavoratori LGBTQ+ sul luogo di lavoro.
Durante la sua campagna per le elezioni presidenziali del 2024, Trump ha preso particolarmente di mira le persone trans*. Analogamente alla sua strategia nei confronti di altri gruppi emarginati, Trump ha ridicolizzato e demonizzato le persone trans* per creare un nemico comune per i suoi sostenitori. Secondo i dati pubblicati da Ad Impact, in questo ciclo elettorale ha speso complessivamente quasi 215 milioni di dollari in pubblicità anti-trans*. Una parte significativa di questa pubblicità era incentrata sull’affermazione secondo cui l’agenda di Kamala Harris fosse eccessivamente focalizzata sulle questioni trans*. Il suo slogan “Kamala is for they-them; President Trump is for you” è rivolto alle persone cis (ovvero coloro che si identificano con il sesso assegnato alla nascita) che sono indifferenti ai diritti delle persone trans*. Lo slogan incoraggia ulteriormente la discriminazione nei confronti delle persone trans*, in particolare delle persone non binarie, e contribuisce alla loro emarginazione.
Nell’ambito della sua campagna elettorale del 2024, Donald Trump ha pubblicato sul proprio sito web un manifesto intitolato “Agenda47”. Uno dei punti del manifesto riguarda il genere e la comunità LGBTQ+. In esso vengono delineate politiche che potrebbero avere conseguenze estremamente dannose sulla vita delle persone trans*. Per una persona la cui identità di genere non corrisponde a quella assegnata alla nascita, il percorso di transizione con l’aiuto di ormoni, bloccanti della pubertà e interventi chirurgici di affermazione di genere può essere salvavita. L’intenzione di Trump, tuttavia, è vietare le cure di affermazione di genere per i minori. Vuole inoltre limitare l’educazione sulle tematiche trans* eliminando i finanziamenti federali destinati agli insegnanti che aiutano gli studenti nel percorso di scoperta della propria identità trans*. Secondo uno studio del 2023 condotto da The Trevor Project, gli studenti trans* che considerano la propria scuola rispettosa e affermativa della loro identità di genere riportano tassi più bassi di tentativi di suicidio. Per questo motivo, una restrizione dell’educazione e del dibattito sulle tematiche trans* potrebbe avere conseguenze significative. Inoltre, l’Agenda47 promuove strutture familiari tradizionali composte da una madre e un padre e nega l’esistenza di identità al di là della struttura binaria femminile/maschile. Questa promozione discrimina ulteriormente ed emargina le famiglie queer e nega l’esistenza delle persone non binarie.
Sebbene non sia chiaro quali dei progetti di Trump verranno effettivamente messi in pratica, si può affermare che durante il mandato presidenziale di Trump i diritti e le libertà già limitati della comunità LGBTQ+ americana, e in particolare quelli delle persone trans*, potrebbero essere ulteriormente messi a rischio.

Bill Clark / Getty
Gli effetti sul diritto all’aborto
Il diritto all’aborto, divenuto una questione divisiva tra repubblicani e democratici, è stato un fattore decisivo in queste elezioni presidenziali statunitensi. Si è trattato infatti delle prime elezioni presidenziali dopo l’annullamento della sentenza Roe v. Wade da parte della Corte Suprema nel giugno 2022, durante la presidenza del democratico Joe Biden. Questa inversione di un precedente del 1973, che aveva garantito alle donne il diritto all’aborto in tutti gli Stati Uniti, ha restituito ai singoli Stati il potere di regolamentare le leggi sull’aborto.
Dal 2022, più di venti Stati hanno introdotto restrizioni, parziali o totali, al diritto all’aborto. In Texas, dove l’aborto è completamente vietato, il numero di decessi tra le donne in gravidanza è aumentato del 56% dopo questa decisione giudiziaria.
Questo cambiamento legislativo, con conseguenze di vasta portata per milioni di donne americane, è stato reso possibile dalla nomina di tre giudici alla Corte Suprema da parte di Donald Trump durante il suo primo mandato presidenziale dal 2016 al 2020, che gli ha permesso di consolidare una maggioranza conservatrice presso la Corte.
Durante la sua campagna presidenziale, Donald Trump ha adottato una posizione ambigua sui diritti all’aborto, in contrasto con la sua posizione fermamente “pro-life” del 2016. Ha dichiarato la propria opposizione a un divieto federale dell’aborto qualora tale misura fosse approvata dal Senato. Questa scelta strategica può essere spiegata dalla posizione “pro-choice” della maggioranza dell’opinione pubblica americana.

Donald Trump ha parlato alla manifestazione March for Life nel gennaio 2019 durante il suo primo mandato come presidente. (Mark Wilson/Getty Images)
Pertanto, mentre Kamala Harris, la candidata democratica, ha ripetutamente sostenuto durante la sua campagna che il suo avversario avrebbe introdotto un divieto dell’aborto a livello nazionale, quali saranno le reali conseguenze dell’elezione di Donald Trump?
Lo scorso 5 novembre, giorno delle elezioni statunitensi, gli elettori di dieci Stati hanno dovuto affrontare anche una questione decisiva, votando tramite referendum sulla possibilità di proteggere o meno il diritto all’aborto nei propri Stati. A seguito di questi referendum, sette dei dieci Stati hanno garantito il diritto all’aborto. Questo risultato appare relativamente positivo e paradossale, considerando il ritorno al potere del miliardario repubblicano.
Tuttavia, milioni di cittadini sono preoccupati per le ripercussioni di queste elezioni, in particolare per quanto riguarda le pillole abortive e la loro spedizione negli Stati in cui l’aborto è stato vietato. Donald Trump e la sua amministrazione potrebbero ripristinare una legge federale molto conservatrice, il Comstock Act del 1873, che vieta l’invio per posta di materiali considerati osceni e che potrebbe potenzialmente includere contraccettivi e pillole abortive. Ciò potrebbe portare, de facto, a un divieto dell’aborto a livello nazionale.
Inoltre, il presidente repubblicano ha promesso di tagliare i finanziamenti a qualsiasi programma sanitario statunitense o internazionale legato ai diritti alla salute sessuale e riproduttiva, privando milioni di americani dell’accesso all’educazione su queste tematiche.
In conclusione, il diritto all’aborto, che garantisce alle donne la libertà di scelta e limita i potenziali rischi per la salute derivanti da una gravidanza, potrebbe essere significativamente influenzato sia a livello nazionale sia a livello statale, in modo diretto e indiretto.
Impatti sulla migrazione
Al suo ritorno alla Casa Bianca, Donald Trump intende attuare una politica di deportazioni di massa. L’obiettivo è chiaro: il suo programma prevede di “sigillare il confine e fermare l’invasione dei migranti” e di “utilizzare la legislazione federale esistente per espellere dall’America comunisti, marxisti e socialisti stranieri che odiano i cristiani”.
Non ancora insediato ufficialmente, Donald Trump ha già nominato Thomas Homan, sostenitore della politica di separazione delle famiglie migranti, a capo del controllo delle frontiere. Nei suoi primi giorni in carica, Trump intende avviare quella che descrive come la “più grande operazione di deportazione” della storia, prendendo di mira gli 11 milioni di immigrati privi di documenti censiti dal Department of Homeland Security (DHS).
Le deportazioni prioritarie riguarderanno le persone con condanne penali o ordini definitivi di espulsione, circa 1,19 milioni di migranti secondo l’American Immigration Council.
Trump intende inoltre ripristinare il divieto di ingresso negli Stati Uniti rivolto a determinati Paesi a maggioranza musulmana e abolire programmi come il Temporary Protected Status (TPS), che protegge i migranti provenienti da Paesi colpiti da crisi, come Haiti. Potrebbe inoltre essere revocato il riconoscimento automatico della cittadinanza per nascita “ai figli degli immigrati illegali”, in contrasto con il Quattordicesimo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Infine, Donald Trump intende estendere una forma di deportazione senza un pieno processo, nota come deportazione accelerata, attualmente utilizzata nelle aree vicine al confine per le persone che vivono nel Paese ma che non sono in grado di dimostrare di essere presenti negli Stati Uniti da più di due anni.
Poiché l’obiettivo delle deportazioni di massa deve affrontare importanti vincoli logistici dovuti alla capacità limitata dei centri di detenzione, al numero insufficiente di agenti dell’immigrazione e al tempo necessario per attuare tutte le misure, Trump sta valutando diverse opzioni:
Innanzitutto, Donald Trump vuole aprire centri di detenzione per migranti. A tal fine, il Texas ha già dichiarato di offrire al futuro presidente dei terreni per “consentire la costruzione di un centro per il trattamento, la detenzione e il coordinamento della più grande deportazione di criminali violenti nella storia della nazione”.
In secondo luogo, per compensare la carenza di agenti dell’immigrazione e di risorse finanziarie, Donald Trump intende mobilitare l’esercito per effettuare le sue deportazioni di massa. Intende inoltre dichiarare lo stato di emergenza, una misura che, secondo lui, consentirebbe di rendere disponibili i fondi necessari, ma che gli permetterebbe anche di derogare alle leggi che proteggono i migranti. Infatti, lo stato di emergenza, concepito per gestire grandi crisi, consente deroghe alle leggi ordinarie e rafforza i poteri dell’esecutivo, spesso a scapito delle libertà individuali e delle garanzie democratiche.
Infine, l’aspetto più preoccupante del piano di Trump è che il suo team sta già valutando come redigere ordini esecutivi in grado di resistere alle contestazioni legali da parte delle organizzazioni per i diritti degli immigrati. Trump potrebbe inoltre beneficiare di un sistema giudiziario relativamente favorevole, poiché queste controversie saranno esaminate da una magistratura federale che ha trasformato durante il suo primo mandato, in particolare attraverso la nomina di oltre 200 giudici federali, oltre ai tre giudici conservatori nominati alla Corte Suprema.
Oltre a rappresentare un grave pericolo per tutti i migranti presenti nel Paese, tutto ciò mette in discussione il principio della separazione dei poteri e l’indipendenza della magistratura, elementi essenziali di qualsiasi democrazia.

Una persona tiene in mano un cartello con la scritta “Mass Deportation Now” (“Deportazione di massa ora”) durante il terzo giorno della Convention nazionale repubblicana al Fiserv Forum il 17 luglio 2024 a Milwaukee, Wisconsin. (Foto di Leon Neal/Getty Images)
Riferimenti:
https://www.lavoixdunord.fr/1518128/article/2024-10-31/presidentielle-americaine-si-trump-gagne-le-droit-l-avortement-pourrait-etre?srsltid=AfmBOooXKbFun\_B7MhaDwqNwq9xTwyr8uy4aK206RNQ8hV65sY5AAyBA
https://www.planning-familial.org/fr/international/cp-lelection-de-trump-un-danger-pour-les-droits-humains-aux-etats-unis-et-dans-le
https://www.europe1.fr/international/lelection-de-trump-risque-dencore-faire-reculer-le-droit-a-lavortement-4277314
https://www.ouest-france.fr/monde/etats-unis/elections-americaines/entretien-avortement-aux-etats-unis-la-position-ambigue-de-donald-trump-a-ete-un-pari-gagnant-3063330a-9ce2-11ef-ad61-4b47559018ee
https://www.rfi.fr/fr/am%C3%A9riques/20241024-usa-2024-campagne-pr%C3%A9sidentielle-avortement
https://www.20minutes.fr/monde/etats-unis/4118829-20241031-elections-americaines-2024-avortement-immigration-cinq-grands-enjeux-campagne
https://www.lavoixdunord.fr/1518128/article/2024-10-31/presidentielle-americaine-si-trump-gagne-le-droit-l-avortement-pourrait-etre?srsltid=AfmBOoqTap\_G4lOeOCtZthbRpcxV26r171DBDyx0QAdyYxmTtgVuGYGt
https://theconversation.com/how-could-donald-trump-target-the-lgbtq-community-project-2025-is-a-ready-blueprint-for-discrimination-243254
https://www.them.us/story/donald-trump-jd-vance-president-vice-president-2024-election
https://www.donaldjtrump.com/agenda47/president-trumps-plan-to-protect-children-from-left-wing-gender-insanity
https://www.thetrevorproject.org/survey-2023/#intro
https://www.vox.com/2024-elections/380861/trump-transphobic-anti-trans-ads-scapegoating
https://www.politico.com/news/2024/11/18/immigration-100-days-trump-executive-action-00189286
https://www.bbc.com/news/articles/c79zxjj0j55o
https://www.leparisien.fr/international/etats-unis/immigration-le-texas-offre-a-donald-trump-des-terres-pour-construire-un-centre-de-deportations-21-11-2024-RYMWPE7LA5GEDE4647QMWRFNE4.php
https://www.lexpress.fr/monde/amerique/donald-trump-ce-que-lon-sait-de-son-plan-dexpulsion-massive-de-migrants-NJMFEHM6UZGYXKREJE7LFDYIRQ/
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