
L’Unione europea ha recentemente intensificato gli sforzi per contrastare la strumentalizzazione dei migranti da parte della Bielorussia e della Russia. Secondo le autorità europee, questi Paesi stanno utilizzando le persone in movimento come una sorta di «arma politica» per destabilizzare i Paesi dell’Europa orientale e compromettere la coesione dell’Unione europea. Le tensioni alle frontiere dell’UE, in particolare al confine tra Polonia e Bielorussia, sono aumentate significativamente e gli arrivi irregolari nel 2024 sono cresciuti del 66% rispetto all’anno precedente. Circa il 90% dei migranti che attraversano illegalmente il confine polacco-bielorusso possiede un visto russo per studenti o turisti, evidenziando ulteriormente il coinvolgimento della Russia nella crisi migratoria.
La Bielorussia, sotto la leadership del presidente Lukashenko, e la Russia, guidata da Vladimir Putin, sono accusate di orchestrare questa crisi facilitando i flussi migratori verso l’UE con l’obiettivo di utilizzare i migranti come strumento di pressione geopolitica. In risposta, la Commissione europea ha adottato una serie di misure, tra cui un pacchetto di finanziamenti di 170 milioni di euro annunciato l’11 dicembre per rafforzare la sorveglianza elettronica e le capacità di difesa dei Paesi maggiormente colpiti, come Polonia, Finlandia e Lituania. Questi fondi sono destinati a migliorare le attrezzature di sorveglianza, le reti di telecomunicazione e la mobilità delle pattuglie di frontiera, al fine di proteggere l’integrità territoriale dell’Unione e fermare l’uso della migrazione come «arma» da parte dei regimi autoritari.
Tuttavia, queste misure sollevano importanti questioni in materia di diritti umani, poiché, se da un lato l’UE riconosce la necessità di proteggere le proprie frontiere, dall’altro deve garantire che i diritti fondamentali delle persone coinvolte in questa crisi non vengano violati. Bruxelles ha tuttavia stabilito le condizioni per l’adozione di tali misure, riconoscendo che esse potrebbero interferire gravemente con i diritti fondamentali, sebbene la Commissione abbia dichiarato che tali misure devono essere «proporzionate, limitate a quanto strettamente necessario in casi chiaramente definiti e temporanee».
Novak, C. (2024, May 20). Is the Pact on Migration Too Little, Too Late? tovima.com. https://www.tovima.com/politics/is-the-pact-on-migration-too-little-too-late/#google\_vignette
Il diritto d’asilo, principio fondamentale dell’Unione europea, è anch’esso messo in discussione dalle politiche di respingimento attuate da Paesi come la Polonia, che ha temporaneamente sospeso il diritto d’asilo per contrastare quella che definisce una «destabilizzazione ibrida». Le accuse di respingimenti illegali e violenti da parte delle forze dell’ordine polacche, documentate da Human Rights Watch, descrivono migranti costretti a tornare in Bielorussia, dove rischiano di subire abusi da parte delle autorità locali. Le testimonianze parlano di torture, umiliazioni, furti e violenze fisiche, in un contesto più ampio di violazioni sistematiche dei diritti umani.
In questo contesto, le vere vittime sono i migranti, strumentalizzati da potenze straniere e intrappolati in una guerra ibrida nella quale vengono trattati come pedine. Sebbene l’UE abbia adottato misure finanziarie per rafforzare la sicurezza delle frontiere, è fondamentale che ogni intervento rispetti i diritti fondamentali e non comporti violazioni dei diritti umani. Come ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, l’Europa deve proteggere i propri valori fondamentali e garantire che le autocrazie non possano utilizzarli contro l’Unione.
La questione centrale rimane il fatto che, sebbene l’Unione europea sia chiamata a difendere le proprie frontiere e la propria sicurezza, non deve dimenticare che le persone coinvolte in questa crisi non sono nemici, ma vittime di una situazione più ampia che sfugge al loro controllo. Ogni intervento in materia di sicurezza deve tenere conto anche del rispetto dei diritti fondamentali, in particolare del diritto d’asilo, e garantire che non vengano perpetuate ingiustizie nei confronti di coloro che sono già fuggiti da conflitti e repressioni.
ASSEDEL