Una sessione di formazione con Marta Becerra: la partecipazione civile può ricostruire la fiducia nella democrazia europea?

Notizia

Horizontal Cover Pages (YouTube & Website) (1)

Marta Becerra, co-segretaria del Comitato direttivo sulla democrazia (CDDEM) del Consiglio d’Europa, ha guidato una sessione di formazione durante la quale ha presentato il mandato e le attività in corso del Comitato. Ha illustrato la sua missione volta a rafforzare la partecipazione democratica a tutti i livelli, promuovendo al contempo l’uguaglianza, tutelando le libertà fondamentali, combattendo la corruzione, garantendo sistemi giudiziari efficaci e indipendenti e favorendo la resilienza democratica a lungo termine negli Stati membri.

Il CDDEM è stato istituito in seguito al Vertice di Reykjavík, riflettendo un rinnovato impegno politico volto a porre la democrazia al centro delle priorità del Consiglio d’Europa. Per l’attuale ciclo biennale, il Comitato è strutturato attorno a due gruppi di lavoro specifici. Il primo, il Gruppo di lavoro sui principi democratici (GT-P2), prosegue il lavoro del suo predecessore e si concentra sullo sviluppo di parametri pratici per l’attuazione dei Principi di Reykjavík. Il secondo, il Gruppo di lavoro sulla governance multilivello (GT-GPN), precedentemente denominato Gruppo di lavoro sulla partecipazione civile (GT-CS), si concentra sul rafforzamento della governance democratica a livello locale, regionale, nazionale ed europeo.

Uno dei compiti centrali del GT-P2 consiste nello sviluppo di un quadro in grado di riflettere le diverse realtà democratiche presenti negli Stati membri. La misurazione della democrazia presenta due sfide principali. In primo luogo, la definizione stessa di democrazia richiede di andare oltre le strutture istituzionali, includendo la partecipazione, l’uguaglianza, la non discriminazione, la fiducia dei cittadini e i modelli di governance in evoluzione. In secondo luogo, il Comitato mira a sviluppare strumenti pratici che i Paesi possano utilizzare per individuare i rischi e attuare politiche volte a rafforzare la resilienza democratica.

Il CDDEM coopera strettamente con l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE), il Congresso e altri comitati intergovernativi, al fine di garantire che una prospettiva intersezionale sulla democrazia venga integrata a tutti i livelli di governance, rappresentando trasversalmente i bisogni e le aspirazioni di tutti i cittadini, indipendentemente dal loro background. La 50ª sessione del Congresso dei poteri locali e regionali, tenutasi dal 31 marzo al 2 aprile, ha rappresentato una chiara espressione del continuo impegno del Consiglio d’Europa a favore del dialogo democratico multilivello.

Avvicinare le persone e le loro realtà alle istituzioni

La discussione ha inoltre evidenziato la posizione particolarmente vulnerabile delle organizzazioni della società civile nelle attuali dinamiche democratiche. Le società europee si trovano ad affrontare un crescente deficit di fiducia nella partecipazione politica, mentre i cittadini mettono sempre più in discussione l’efficacia dei tradizionali canali democratici. Allo stesso tempo, le istituzioni pubbliche, sia a livello locale sia europeo, spesso danno priorità a risposte immediate o operative al malcontento politico, coinvolgendo gli attori della società civile solo superficialmente e limitando la loro capacità di contribuire in modo significativo ai processi decisionali democratici.

Rafforzare la democrazia richiede pertanto di andare oltre le consultazioni meramente simboliche, verso una partecipazione autentica e continuativa. Le organizzazioni della società civile sono riconosciute dal Consiglio d’Europa per il loro ruolo democratico fondamentale, in quanto garanti e difensori dei diritti umani e dei valori democratici. Rafforzare il loro ruolo non solo contribuisce a ricostruire la fiducia dei cittadini, ma accresce anche la legittimità, l’inclusività e la resilienza delle istituzioni democratiche.

Il lavoro in corso del CDDEM mira ad affrontare questa sfida promuovendo modelli di governance partecipativa che riconoscano la società civile come un partner fondamentale, piuttosto che come un soggetto marginale, nel processo di rinnovamento democratico. Un esempio di questo approccio collaborativo è la consultazione pubblica condotta dall’ex GT-CS nell’estate del 2025 in merito alla Raccomandazione CM/Rec(2007)14 del Comitato dei Ministri sullo status giuridico delle organizzazioni non governative in Europa. Alla consultazione ha partecipato un’ampia gamma di soggetti della società civile, tra cui ONG, università e altri attori istituzionali. Il processo ha portato all’adozione, nel settembre 2025, di una serie di modifiche definitive, dimostrando l’impegno del Comitato a favore di un dialogo democratico partecipativo e inclusivo.

Le ONG svolgono un ruolo cruciale come “occhi e orecchie” del Comitato, grazie alla loro vicinanza ai cittadini e alle realtà locali. Sono spesso le prime a individuare i segnali emergenti di arretramento democratico, come il calo della partecipazione, l’esclusione sociale o la sfiducia nelle istituzioni. Molte ONG partecipano ai lavori del CDDEM in qualità di osservatori, un ruolo che dovrebbe consentire loro di evidenziare attivamente le principali problematiche che incidono sulla governance democratica. Questa cooperazione non deve essere passiva: i contributi devono provenire direttamente dalle ONG, poiché il Comitato si affida alla società civile per ricevere informazioni tempestive, idee innovative e riscontri pratici sull’attuazione concreta degli standard democratici. Solo attraverso informazioni provenienti dal livello locale e dalla base della società è possibile garantire che le politiche siano non solo solide dal punto di vista teorico, ma anche efficaci nella pratica.

Un ambito fondamentale di collaborazione in questo senso è rappresentato dalla partecipazione dei giovani. Le ONG che lavorano con i giovani contribuiscono promuovendo l’impegno civico e sostenendo iniziative partecipative come i consigli e le assemblee giovanili, contribuendo così a rendere la democrazia più inclusiva e a rafforzare l’impatto futuro complessivo del lavoro del CDDEM.

Le sfide poste dal declino democratico

Tuttavia, a differenza di altri organi del Consiglio d’Europa, il Comitato non dispone di meccanismi formali di monitoraggio e si affida principalmente a progetti pilota e al dialogo cooperativo come strumenti di coinvolgimento.

Questo approccio riflette un delicato equilibrio: l’ambizione di valutare la democrazia attraverso un quadro completo che comprende più di 200 parametri di governance deve conciliarsi con la necessità di elaborare un modello che rimanga pratico, inclusivo e accettabile per tutti i 46 Stati membri. La sovranità nazionale rappresenta sempre una questione complessa da affrontare e, soprattutto, da bilanciare.

Gli Stati desiderano generalmente far parte di organismi internazionali e intergovernativi, ma quando si tratta del concetto di “affari interni” – strettamente legato alla sovranità – tendono ad assumere un atteggiamento difensivo e a mostrarsi riluttanti ad accettare di essere chiamati a rispondere sulla base di standard o pratiche comuni. La nozione di affari interni, radicata nel principio di non ingerenza, ha a lungo rappresentato uno scudo contro il controllo esterno, anche all’interno di quadri istituzionali fondati sul consenso. Gli Stati membri possono aderire formalmente a valori democratici condivisi e, allo stesso tempo, opporsi a qualsiasi meccanismo che possa tradurre tali valori in valutazioni vincolanti della propria governance interna. Le peculiarità nazionali e le sfumature culturali rientrano tra le tecniche difensive più comuni: vengono invocate non soltanto come legittime espressioni della diversità, ma spesso anche come obiezioni strategiche per evitare valutazioni comparative.

La riluttanza di alcuni Paesi a essere valutati sulla base di standard democratici europei comuni viene riconosciuta e non è considerata inaspettata. Il CDDEM è consapevole di queste sensibilità; mantenere un dialogo aperto è pertanto considerato essenziale per garantire la continuità della partecipazione e una responsabilità condivisa rispetto agli standard democratici.

Arricchire il concetto di democrazia nella politica contemporanea

Al termine della sessione di formazione, il messaggio centrale trasmesso da Marta Becerra riguardava l’opportunità di ridefinire la democrazia attraverso la ricostruzione della fiducia nelle sue istituzioni. Questo processo implica imparare e praticare la democrazia in modo approfondito, nonché proteggerla e innovarla.

Le democrazie moderne devono andare oltre il voto periodico per consentire una partecipazione continua dei cittadini. Meccanismi quali le assemblee cittadine, i bilanci partecipativi e le consultazioni delle comunità consentono agli individui di influenzare direttamente l’elaborazione delle politiche pubbliche, rafforzando la legittimità democratica e promuovendo nei cittadini un senso di appartenenza e di partecipazione attiva.

La fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche dipende dalla loro apertura e dalla loro capacità di rispondere alle esigenze della società. È pertanto essenziale rafforzare i meccanismi di responsabilità e rendicontazione, inclusi gli organi indipendenti di supervisione, i sistemi di contrasto alla corruzione e un sistema mediatico libero. Le iniziative in materia di trasparenza, come le politiche di open data, consentono inoltre ai cittadini e alle organizzazioni della società civile di monitorare efficacemente l’operato dei governi.

Le piattaforme digitali hanno trasformato la comunicazione e la partecipazione politica, offrendo nuove opportunità di coinvolgimento e mobilitazione, ma comportando al contempo rischi quali la disinformazione e la manipolazione. Tra i potenziali benefici della democrazia elettronica vi sono l’aumento della trasparenza nei processi politici, la promozione della partecipazione civica online e il contributo a una formazione più consapevole dell’opinione pubblica. L’arricchimento della democrazia richiede pertanto quadri normativi e iniziative di alfabetizzazione digitale che garantiscano che la tecnologia sostenga, anziché indebolire, i valori democratici.

Le sfide contemporanee, come il cambiamento climatico, le trasformazioni populiste e la rinnovata attenzione verso la migrazione di massa, aumentano la necessità di una cooperazione internazionale e di una partecipazione attiva agli organismi internazionali, ma pongono anche interrogativi su come le democrazie debbano adattarsi a tali cambiamenti.

Solo attraverso la costruzione di un approccio alla democrazia sensibile alla partecipazione civile, alle disuguaglianze sociali e ai diritti e alle libertà fondamentali sarà possibile creare un autentico slancio politico, mantenere un dialogo pubblico sulla fiducia nelle istituzioni e trasformare le consultazioni in risultati concreti delle politiche pubbliche.

Sources

Council of Europe. (2014, October 30). Guidance Note on Civil Society Participation in the
Interngovernmental Work of the Council of Europe.CDDEM(2024)14, accessible online at:
https://rm.coe.int/guidance-note-on-civil-society-participation-in-the-intergovernmental-/1680b46
2f7

Trechsel, A. H., Kies, R., Mendez, F., & Schmitter, P. C. (2003). Evaluation of the use of new
technologies in order to facilitate democracy in Europe: E-democratizing the parliaments and
parties of Europe. European Parliament, accessible online at:
https://www.agora-parl.org/sites/default/files/agora-documents/EUIF-EG%20-%20Evaluation%2
0of%20the%20use%20of%20new%20technologies%20in%20order%20to%20facilitate%20dem
ocracy%20in%20Europe%20-%20EN%20-%20PI.pdf

R. Julia. The Council of Europe. Monitoring Procedures and the Constitutional Autonomy of the
Member States Book Reviews , accessible online at:
https://heinonline.org/HOL/Page?collection=journals&handle=hein.journals/eurlj15&id=417&men
_tab=srchresult

Torna alle attualità