L’acqua come arma o come ponte verso la pace? Un’intervista esclusiva con l’eurodeputato Leoluca Orlando

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Con l’accelerazione dei cambiamenti climatici e l’aumento delle tensioni geopolitiche, la sicurezza idrica non è più soltanto una questione ambientale: è diventata una questione di relazioni internazionali, pace e conflitto. In un’intervista esclusiva, la nostra associazione ha parlato con il deputato al Parlamento europeo (MEP) Leoluca Orlando, del gruppo Greens/EFA, per discutere della sua recente relazione sulla governance dell’acqua e del ruolo dell’Unione europea nella tutela dell’acqua come diritto umano fondamentale.

Una nuova prospettiva sulla governance dell’acqua

Il deputato Orlando ha sottolineato che la sua raccomandazione rappresenta un’iniziativa senza precedenti per il Parlamento europeo. Per la prima volta, la Commissione per gli affari esteri (AFET) ha esaminato la governance dell’acqua dal punto di vista delle relazioni internazionali, andando oltre le discussioni tradizionali incentrate esclusivamente sull’agricoltura o sui cambiamenti climatici.

Orlando ha evidenziato una realtà sorprendente: nel mondo esistono 150 grandi bacini idrici condivisi da più Stati, ma solo circa 40 di questi sono regolati da contratti e accordi. Gli altri, secondo Orlando, assomigliano al “Far West”, dove la legge della forza sostituisce la forza della legge.

L’acqua come strumento di guerra

Il controllo delle risorse idriche sta diventando sempre più uno strumento di pressione geopolitica e di violenza. Orlando ha citato esplicitamente le drammatiche situazioni a Gaza e in Cisgiordania, dove il controllo dell’acqua viene utilizzato come vera e propria arma da parte dei coloni e dell’esercito israeliano per privare le autorità palestinesi di una risorsa vitale.

Ha inoltre tracciato un parallelo con la distruzione delle fonti d’acqua da parte della Russia in Ucraina, sottolineando che nei conflitti moderni la siccità non viene utilizzata come un fenomeno naturale, bensì come uno strumento militare deliberato.

La filosofia dell’interdipendenza

Un tema centrale dell’approccio di Orlando è il concetto di “interdipendenza”. Ha messo in guardia contro l’ascesa del sovranismo — da lui definito una “ipertrofia dell’indipendenza” — che alimenta i conflitti e riecheggia quella che Papa Francesco ha definito una “terza guerra mondiale a pezzi”.

Orlando ha difeso il ruolo dell’Unione europea, delle Nazioni Unite e della Corte penale internazionale come monumenti fondamentali dell’interdipendenza. Riconoscendo l’acqua come un bene pubblico comune che precede il diritto statale, sostiene che sia possibile creare percorsi di dialogo e di pace, muovendosi verso un futuro in cui si possa celebrare una “Giornata dell’Interdipendenza”.

Condizionalità e crisi di credibilità dell’UE

Parlando di come l’UE possa sostenere i Paesi in via di sviluppo che affrontano la scarsità d’acqua, Orlando ha sottolineato l’importanza cruciale del principio di condizionalità. Il sostegno finanziario europeo dovrebbe essere subordinato al rispetto, da parte degli Stati beneficiari, dei diritti umani e dei diritti dei lavoratori, garantendo al contempo che l’acqua rimanga accessibile a tutti in condizioni di sicurezza e a costi sostenibili.

Tuttavia, ha ammesso con franchezza che attualmente l’UE fatica a far rispettare questo principio a causa di una grave perdita di credibilità. I doppi standard percepiti dell’UE, in particolare per quanto riguarda le sue relazioni con il governo Netanyahu in Israele, hanno reso estremamente difficile chiedere ad altri Paesi di rispettare i diritti umani senza esporsi ad accuse di ipocrisia.

Giustizia sovranazionale per la protezione dei civili

Per proteggere le popolazioni civili e impedire che le violazioni del diritto internazionale rimangano impunite, Orlando ha invocato una solida giustizia e un forte sistema di controllo a livello sovranazionale.

Ricordando il periodo in cui è stato sindaco di Palermo — città gemellata con Khan Younis, nella Striscia di Gaza — ha raccontato come un progetto di desalinizzazione finanziato dall’Europa, che avrebbe potuto essere completato in sei mesi, sia rimasto bloccato per oltre due anni in attesa dell’autorizzazione israeliana.

Secondo Orlando, questo eccesso di potere da parte delle autorità dimostra perché siano indispensabili codici etici e sistemi di giustizia sovranazionali, al fine di impedire che l’acqua venga trasformata in un’arma contro le popolazioni più vulnerabili.

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