
Rémi Fraisse, un attivista ambientalista di 21 anni, ha perso la vita nella notte tra il 25 e il 26 ottobre 2014, durante gli scontri avvenuti nei pressi del cantiere della diga di Sivens, nella regione del Tarn. È morto a causa dell’esplosione di una granata offensiva lanciata da un gendarme durante un’operazione di mantenimento dell’ordine pubblico.
Dopo più di dieci anni di battaglie legali, la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha emesso una sentenza giovedì 27 febbraio 2025, annullando la decisione iniziale adottata dalla giustizia francese in questo caso.
Nel gennaio 2018, la giustizia francese aveva archiviato il caso, concludendo che il gendarme che aveva lanciato la granata non aveva commesso alcun reato, poiché le sue azioni erano conformi alle norme sull’uso della forza previste dalla legislazione francese. Questa decisione ha suscitato notevoli controversie e ha portato a diversi ricorsi legali, tra cui uno alla CEDU.
Tuttavia, il tribunale amministrativo aveva condannato lo Stato francese a risarcire la famiglia di Rémi Fraisse, senza riconoscere alcuna responsabilità nella gestione dell’operazione di mantenimento dell’ordine pubblico.
Nella sua sentenza, la CEDU ha stabilito che la Francia aveva violato l’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, relativo al diritto alla vita. La Corte ha evidenziato “carenze nella supervisione, nella preparazione e nella conduzione delle operazioni in questione”.
Di conseguenza, la Francia è stata condannata a pagare ai familiari di Rémi Fraisse un risarcimento compreso tra 5.600 e 16.000 euro, oltre alle spese legali, a titolo di compensazione per il danno morale subito.
Questa storica decisione rappresenta un riconoscimento esplicito delle gravi carenze dello Stato nella gestione delle operazioni di mantenimento dell’ordine pubblico. Secondo Claire Dujardin, avvocata di diversi membri della famiglia di Rémi Fraisse, questa sentenza è la prima in Francia relativa all’uso di armi durante un’operazione di mantenimento dell’ordine pubblico.
La CEDU ha sottolineato in particolare i pericoli delle granate offensive OF-F1 e l’assenza di un sistema efficace di controllo sul loro utilizzo, qualificando tale negligenza come una grave responsabilità dello Stato.
Il caso Rémi Fraisse si inserisce in una serie di casi significativi di violenza della polizia in Francia, tra cui il caso di Zineb Redouane, morta a Marsiglia nel 2018 dopo essere stata colpita da una granata lacrimogena, e quello di Cédric Chouviat, morto nel 2020 a seguito di un violento intervento della polizia durante un controllo stradale. Questi casi hanno riacceso il dibattito sulle pratiche delle forze dell’ordine in Francia e sulle responsabilità dello Stato nella regolamentazione dell’uso della forza.
Questa sentenza illustra inoltre l’importanza del diritto come strumento di attivismo. La perseveranza dei familiari di Rémi Fraisse e dei loro avvocati dimostra che le azioni legali possono portare al riconoscimento delle responsabilità dello Stato e offrire speranza alle vittime della violenza della polizia. Come spiegato nel mio documento di ricerca intitolato “Les dynamiques de l’outil juridique dans les combats militants pour la lutte contre les violences policières”, nella versione allegata in PDF, l’uso del diritto contribuisce a far emergere le responsabilità e a ottenere progressi nel campo della giustizia e della tutela dei diritti fondamentali.
Fonti:
https://www.leclubdesjuristes.com/justice/mort-de-remi-fraisse-la-france-condamnee-par-la
cedh-9624/?
https://www.france24.com/fr/france/20250228-mort-r%C3%A9mi-fraisse-cedh-condamnation
france-apr%C3%A8s-dix-ans-bataille-judiciaire-sivens-justice-gendarmerie-grenade?
https://fr.wikipedia.org/wiki/Mort\_de\_R%C3%A9mi\_Fraisse?
https://www.politis.fr/articles/2025/02/justice-luttes-mort-de-remi-fraisse-la-cedh-condamne-la
france/
https://www.lemonde.fr/societe/article/2025/02/27/mort-de-remi-fraisse-la-condamnation-de-la
france-par-la-cedh-va-a-contre-courant-des-conclusions-de-la-justice_6567620_3224.html
ASSEDEL