
Il 2 settembre 2024 è iniziato davanti al Tribunale Penale di Vaucluse, in Francia, il processo per gli stupri di Mazan, con una durata prevista di quattro mesi e mezzo. Per oltre dieci anni, Dominique Pélicot ha reclutato decine di uomini attraverso un sito di incontri noto per essere un rifugio per reati sessuali, con l'obiettivo di far abusare e violentare la sua ex moglie, Gisèle Pélicot. Al momento dei fatti, Gisèle era priva di conoscenza e sedata con ansiolitici.
Durante questi dieci anni, la donna ha sofferto di perdite di memoria e dolori ginecologici, che l'hanno spinta a consultare diversi operatori sanitari senza che nessuno ipotizzasse il sospetto di una sottomissione chimica. I suoi sintomi preoccupavano profondamente la sua famiglia e i suoi amici, i quali temevano che soffrisse di una grave malattia.
È stato solo nel 2020 che Gisèle Pélicot ha scoperto l'orribile verità.

La madre di tre figli si era trasferita nel villaggio provenzale nel 2013 insieme al marito Dominique, un ex elettricista, da Villiers-sur-Marne, vicino a Parigi.
Il 2 novembre dello stesso anno, si è recata in commissariato per accompagnare l'ex marito, accusato di aver filmato sotto le gonne di tre donne in un centro commerciale due mesi prima. In quel momento ha scoperto con orrore oltre 20.000 foto e video che la ritraevano nuda e priva di conoscenza, alcuni dei quali mostravano stupri e atti barbarici. Questo materiale, trovato dalla polizia sui dispositivi dell'uomo che considerava insospettabile, costituisce la prova principale nel processo e della sottomissione chimica subita.
Sebbene la polizia sia riuscita a identificare 72 uomini che hanno abusato e violentato Gisèle Pélicot tra luglio 2011 e ottobre 2020, è difficile stimare il numero esatto dei reati commessi ai suoi danni. Quando i fatti sono venuti a galla, anche sua figlia Caroline Darian, fondatrice dell'associazione M’endors pas (un'organizzazione che lotta contro la sottomissione chimica), e le sue nuore hanno scoperto di essere state vittime di abusi da parte del padre/suocero, a seguito del ritrovamento di loro foto intime scattate senza il loro consenso.
Questo caso, in cui Gisèle Pélicot ha rifiutato il dibattimento a porte chiuse affinché «la vergogna cambi sponda», getta una luce allarmante sulla società patriarcale e ci impone di riconoscere l'ampiezza del fenomeno della sottomissione chimica: la somministrazione di sostanze psicoattive a una vittima per commettere un reato, per lo più di natura sessuale.

Caroline Darian, figlia di Gisèle Pélicot, al suo arrivo in tribunale.
Questo processo, definito «straordinario» da molti media, vede imputate 51 persone, la maggior parte delle quali accusate di «stupro aggravato», tra cui l'ex marito della vittima, che ha orchestrato un decennio di abusi e violenze ai danni della donna con cui aveva condiviso oltre 50 anni di vita.
I profili degli imputati sono vari: hanno un'età compresa tra i 26 e i 74 anni, alcuni sono padri di famiglia, altri svolgono professioni al servizio della società civile come militari, vigili del fuoco o ex agenti di polizia… In altre parole, persone apparentemente normali.
In questo modo, il processo per la cosiddetta «sottomissione chimica» mette a nudo anche la normalizzazione della violenza sessuale e la cultura dello stupro insite nella nostra società.
SOTTOMISSIONE CHIMICA: UN PROBLEMA DI SALUTE PUBBLICA
Fenomeno poco conosciuto e sottovalutato in Francia, la sottomissione chimica non si limita agli ambienti della movida e delle feste, dove sono stati segnalati molti casi di somministrazione forzata di GHB (la cosiddetta «droga dello stupro»). Le vittime sono per la maggior parte adulte e donne (l'82% dei casi), ma le indagini registrano anche casi di minori e uomini coinvolti.
Nella maggior parte dei casi segnalati, la sottomissione chimica proviene dalla cerchia ristretta della vittima, attraverso l'uso di farmaci come sonniferi, ansiolitici, sedativi o antistaminici. Ogni anno, la propria abitazione risulta essere il luogo in cui si verifica il maggior numero di aggressioni.
È proprio il caso della vicenda di Mazan.
Nel 2021, l'Agenzia Nazionale per la Sicurezza dei Medicinali (ANSM) ha registrato 727 segnalazioni di sottomissione chimica nella sua indagine annuale sul fenomeno. Tra queste segnalazioni, il 56% riguardava farmaci psicoattivi, mentre la restante parte sostanze non medicinali.
Questo dato smentisce la convinzione errata che il GHB sia l'unica «droga dello stupro».
L'86,4% delle segnalazioni è avvenuto in seguito a denunce formali, consentendo alla vittima l'accesso ad analisi tossicologiche valide come prova nell'ambito di un'indagine giudiziaria. Con i recenti movimenti come #BalanceTonBar e #MeTooGHB, che simboleggiano una liberazione della parola, si è registrato un aumento significativo delle segnalazioni. Nel 2022 si è verificato un incremento del 69% delle segnalazioni, per un totale di 1.229 persone coinvolte. Tuttavia, la finestra temporale limitata entro cui le sostanze psicoattive possono essere rilevate (poche ore nel sangue e pochi giorni nelle urine) rende difficile stimare il numero reale delle vittime.
Un altro problema evidenziato dalla farmacologa del Centro di Addictovigilance di Parigi, Leïla Chaouachi, nella sua intervista a Le Point, è la mancanza di consapevolezza di questo problema di salute pubblica tra il personale medico.

Gisèle P. (al centro) mentre parla con uno dei suoi avvocati, affiancata dalla figlia e dai suoi due figli © Christophe SIMON / AFP
CARENZA DI FORMAZIONE MEDICA SULLA PREVENZIONE DELLA SOTTOMISSIONE CHIMICA
Leïla Chaouachi, che ha già tenuto diversi laboratori di prevenzione sul tema, propone una formazione continua per gli operatori sanitari su come comportarsi con i pazienti coinvolti, oltre ad affrontare frequentemente questioni di natura sessuale con i pazienti per prevenire il fenomeno.
Inoltre, già uno studio del 2010 dell'Accademia Nazionale di Medicina evidenziava la totale assenza di moduli d'insegnamento dedicati alla sottomissione chimica nei corsi di laurea in medicina, portando i medici a commettere errori diagnostici.
Lo studio elenca alcuni sintomi sospetti di sottomissione chimica: segni di aggressione fisica, disturbi neuropsicologici riconducibili ad amnesie causate dalla somministrazione di sostanze psicoattive, o agitazione psicomotoria legata a stress e ansia.
Lo studio mette inoltre in guardia sulla varietà delle sostanze considerate «ideali» per la sottomissione chimica e sulla facilità con cui è possibile procurarsi alcuni dei farmaci utilizzati.
SOTTOMISSIONE CHIMICA: UNO SPECCHIO DELLA CULTURA DELLO STUPRO
La mancanza di prevenzione e consapevolezza attorno alla sottomissione chimica, l'invisibilità delle vittime, la conseguente impunità dei colpevoli e il controllo sul corpo della vittima (di norma donna) sono tutti fattori que dimostrano come la sottomissione chimica sia una forma di violenza banalizzata o persino invisibilizzata.
Questa svalutazione del fenomeno è strettamente legata alla cultura dello stupro, un concetto sociologico utilizzato per descrivere l'insieme di comportamenti che normalizzano, scusano e giustificano la violenza sessuale.
In quanto arma di stupro, la sottomissione chimica rivela anche la reificazione del corpo femminile: un aspetto centrale della cultura dello stupro in cui gli aggressori ignorano il consenso della vittima, considerandola unicamente a disposizione dei desideri sessuali maschili.
Nel caso di Mazan, questo concetto emerge in modo lampante. La difesa di alcuni imputati si basa infatti sul «consenso per delega», sostenendo che la presenza del marito durante gli stupri subiti da Gisèle Pélicot implicasse un consenso. Altri invocano lo «stupro involontario», affermando che, nell'andare a casa Pélicot, non avevano l'intenzione di commettere uno stupro e che quindi il reato non sussisterebbe.
Tuttavia, il principale imputato Dominique Pélicot aveva imposto regole rigide agli uomini che si recavano nella casa della coppia: parcheggiare in un punto preciso lontano dall'abitazione, spogliarsi in cucina, scaldarsi le mani sul termosifone… Tutte misure pensate per non svegliare la vittima.
Ciononostante, la tesi dello «stupro involontario» evidenzia la controversia attorno alla definizione di stupro secondo l'Articolo 222-23 del Codice Penale francese, il quale presuppone il consenso e, secondo la dottoressa in giurisprudenza Catherine Le Magueresse, non stabilisce esplicitamente che sia la mancanza di consenso a costituire il reato.
Di recente si sono tenuti dibattiti parlamentari riguardo all'inserimento del concetto di consenso nell'articolo del Codice Penale sullo stupro. Nell'aprile 2024, la Francia ha respinto la proposta della Commissione Europea per una definizione comune di stupro basata sul principio univoco «Solo sì è sì».
UNA MOBILITAZIONE SENZA PRECEDENTI

Gisèle Pélicot
Sabato 14 settembre 2024 si sono tenute manifestazioni in tutta la Francia, durante le quali migliaia di persone sono scese in piazza a sostegno di Gisèle Pélicot e delle altre vittime di stupro. Lo slogan «Siamo tutte Gisèle» ha risuonato con forza sui media e sui social network.
Martedì 17 settembre 2024, al termine dell'udienza, Gisèle Pélicot è stata accolta dagli applausi di decine di persone dopo la prima testimonianza dell'ex marito, che ha confessato i fatti. Questa vicinanza senza precedenti tra la società civile e la vittima di questo processo storico lascia intravedere le potenziali conseguenze giuridiche che il procedimento potrebbe comportare.
Questo processo pubblico potrebbe infatti condurre a modifiche nella definizione di «stupro» contenuta nell'Articolo 222-23 del Codice Penale.
ASSEDEL esprime il suo pieno sostegno a Gisèle Pélicot, alla sua famiglia e a tutte le vittime di violenza sessuale e sottomissione chimica.
ASSEDEL chiede che il concetto di consenso venga integrato nell'Articolo 222-23 del Codice Penale francese.
ASSEDEL propone l'inclusione di moduli di studio sul fenomeno della sottomissione chimica nei corsi di laurea in medicina, al fine di rafforzare la formazione e la consapevolezza degli operatori sanitari e migliorare la prevenzione.
ASSEDEL richiede che le analisi tossicologiche siano ammesse come prova nelle indagini giudiziarie, anche qualora non siano state effettuate su disposizioni dell'autorità giudiziaria.
ASSEDEL