Traduzione in italiano Sicurezza con valori: difendere i diritti umani attraverso le missioni dell’UE

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Siamo orgogliosi di condividere che il dibattito di ASSEDEL, Sicurezza con valori: difendere i diritti umani attraverso le missioni dell’UE, si è svolto mercoledì 17 giugno presso il Parlamento europeo di Strasburgo. L’evento è stato organizzato congiuntamente con l’eurodeputata Catarina Vieira (Verdi/ALE), membro della Sottocommissione per i diritti umani (DROI).

L’obiettivo dell’evento era esplorare come l’Unione europea possa creare un quadro di sicurezza sostenibile in cui i diritti umani costituiscano uno dei suoi pilastri fondamentali. Riunendo relatori provenienti da contesti diversi, il panel ha offerto differenti prospettive sul rapporto tra sicurezza e diritti umani.

Questa edizione ha visto la partecipazione dell’eurodeputata Nela Riehl, presidente della Commissione per la cultura e l’istruzione (CULT) e membro della Commissione per gli affari esteri (AFET), insieme alla dott.ssa Aikaterini Angelaki e al dott. David Rodriguez.

Una visione olistica della sicurezza: l’eurodeputata Nela Riehl

L’eurodeputata Nela Riehl ha sottolineato che è essenziale adottare una comprensione olistica della sicurezza. Secondo lei, la sicurezza non può essere separata dalle cause profonde dei conflitti, tra cui l’erosione dei diritti umani e le disuguaglianze. Interrogata sul ruolo che l’UE dovrebbe svolgere nella promozione della sicurezza, della stabilità e della cooperazione nel mondo, l’eurodeputata Riehl ha sostenuto la necessità di cambiamenti strutturali. Sebbene vi sia la tendenza a considerare l’UE come una naturale sostenitrice del multilateralismo, ha sottolineato che le istituzioni devono adattarsi a un mondo in rapida evoluzione.

I conflitti emergenti e le controversie internazionali favoriscono sempre più le grandi potenze che hanno adottato politiche estere più assertive. Nel frattempo, la dipendenza dell’UE dalle risorse strategiche limita il suo margine di manovra e ostacola lo sviluppo di una politica estera più indipendente.

In risposta, ha evidenziato la necessità di una maggiore autonomia europea in settori quali l’energia e la tecnologia. Ha inoltre sottolineato l’importanza di rafforzare la cooperazione con i Paesi del Sud globale e di esplorare partenariati con le regioni emergenti. Per l’eurodeputata Riehl, il multilateralismo e la cooperazione rimangono caratteristiche fondamentali del progetto europeo e l’isolamento non può essere considerato un’alternativa.

Per quanto riguarda il ruolo dell’istruzione, l’eurodeputata Riehl ha messo in guardia dalla crescente manipolazione delle informazioni. Ha sostenuto che gli studenti dovrebbero essere dotati degli strumenti necessari per valutare le informazioni in modo critico e indipendente.

Descrivendo l’alfabetizzazione mediatica come una «competenza di sopravvivenza civica», ha sottolineato che le società europee attualmente non dispongono di tali competenze. Ha inoltre evidenziato le sfide poste dall’intelligenza artificiale e la necessità di preparare di conseguenza i sistemi educativi.

Come ha concluso: «Dobbiamo colmare il divario tra ciò che fa l’Europa e ciò che le persone comprendono e vedono di ciò che fa».

Protezione giudiziaria nelle missioni PSDC: dott.ssa Aikaterini Angelaki

La discussione si è poi concentrata sulla dimensione giuridica delle missioni della Politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) dell’UE. La dott.ssa Aikaterini Angelaki ha individuato nell’attribuzione della responsabilità la prima grande sfida. Poiché le missioni PSDC coinvolgono molteplici attori e si basano sugli Stati membri anziché su un esercito europeo sovranazionale, determinare il convenuto appropriato è spesso difficile. Un errore nell’individuazione della responsabilità può comportare il fallimento di un caso prima ancora che ne venga esaminato il merito.

Una seconda sfida riguarda la frammentazione dei mezzi di ricorso disponibili. L’accesso ai tribunali dell’UE rimane incerto e complesso, mentre i tribunali nazionali seguono approcci differenti. La dott.ssa Angelaki ha citato il caso Tumonuvic contro l’UE come esempio di tali complessità. Sebbene la Corte europea dei diritti dell’uomo offra un’ulteriore possibilità di ricorso, i richiedenti devono prima esaurire tutti i rimedi interni disponibili.

L’ultima sfida riguarda l’effettività dei rimedi. La dott.ssa Angelaki ha evidenziato l’assenza di meccanismi garantiti di compensazione finanziaria, che limita nella pratica la possibilità di garantire l’accountability. Ha concluso il suo intervento sottolineando: «Se le missioni PSDC sono destinate a promuovere lo Stato di diritto all’esterno, una protezione giudiziaria effettiva deve essere parte della loro credibilità».

I diritti umani e l’evoluzione della sicurezza dell’UE: dott. David Rodriguez

L’ultimo relatore, il dott. David Rodriguez, professore presso l’Università di Deusto ed ex membro dell’Esercito colombiano, si è concentrato sull’evoluzione della sicurezza dell’UE e sull’integrazione dei diritti umani nell’agenda di sicurezza dell’Unione.

Il dott. Rodriguez ha spiegato che la sicurezza non è un concetto statico, ma piuttosto una costruzione sociale le cui priorità evolvono nel tempo. Secondo lui: «La sicurezza dell’UE è diventata più ampia, più incisiva e più geopolitica».

Questa trasformazione si riflette nei successivi documenti strategici, dalla Strategia europea in materia di sicurezza (2003) alla Strategia globale (2016) e alla Bussola strategica (2022). Ciascuno di essi rappresenta un ulteriore adattamento alle nuove sfide e priorità.

Basandosi sull’esperienza delle missioni precedenti, il dott. Rodriguez ha sottolineato l’importanza di mandati realistici e della legittimità locale. A suo avviso, l’UE deve sostenere le autorità locali senza sostituirle. In caso contrario, l’assistenza esterna rischia di creare dipendenza anziché uno sviluppo sostenibile. Come ha affermato: «Senza appropriazione locale, lo sviluppo delle capacità può trasformarsi in creazione di dipendenza».

Il dott. Rodriguez ha sostenuto che l’Unione europea occupa una posizione unica nel sistema internazionale. Tuttavia, difendere i diritti umani in un contesto geopolitico caratterizzato dalla guerra ibrida e dall’aumento della violenza rimane una grande sfida.

Nonostante queste difficoltà, ha sostenuto che integrare i diritti umani nell’agenda di sicurezza rimane possibile. Allo stesso tempo, l’UE deve continuare a difendersi preservando i valori che sono costantemente messi alla prova dalle minacce esterne.

Conclusione

Il panel ha evidenziato la necessità di una comprensione più ampia della sicurezza, che affronti le cause strutturali dei conflitti, garantisca un’efficace protezione giudiziaria e mantenga i diritti umani al centro dell’azione esterna dell’UE.

Mentre le tensioni geopolitiche continuano a trasformare il panorama internazionale, le discussioni hanno dimostrato che garantire la sicurezza europea e difendere i diritti umani non dovrebbero essere considerati obiettivi contrapposti, bensì pilastri complementari e reciprocamente rafforzativi del progetto europeo.

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