
Nel Regno Unito, man mano che il riconoscimento facciale in tempo reale (LFR - Live Facial Recognition) si diffonde negli spazi pubblici, sorgono quesiti fondamentali sulla sua legalità, accuratezza e sull'impatto che ha sui diritti umani. Un recente rapporto di indirizzo politico evidenzia come l'uso dell'LFR da parte delle forze dell'ordine operi in una zona grigia dal punto di vista legale — una situazione che lascia le persone esposte a violazioni della privacy, profilazione razziale e sorveglianza ingiustificata.
Che cos'è il Riconoscimento Facciale in Tempo Reale (LFR)?
I sistemi di LFR scansionano i volti in tempo reale tramite telecamere posizionate in aree pubbliche — come centri cittadini, eventi sportivi o snodi di trasporto — e li confrontano con liste di controllo della polizia. Nonostante vengano promossi come strumenti per la prevenzione dei reati e la sicurezza pubblica, l'uso sempre più routinario di questa tecnologia segnala un preoccupante passaggio da un'attività di polizia eccezionale a una sorveglianza biometrica di massa e indiscriminata.
Lacune legislative e debolezza della vigilanza
Attualmente non esiste alcuna legge nel Regno Unito che autorizzi o regolamenti nello specifico l'uso della tecnologia di riconoscimento facciale da parte della polizia. Le forze dell'ordine si basano invece sui principi generali relativi alla protezione dei dati, sui diritti umani e su politiche interne, molte delle quali prive di efficacia vincolante. Nel 2020, la Corte d'Appello (Court of Appeal) ha stabilito nel caso Bridges v. South Wales Police che tale uso dell'LFR violava il diritto alla privacy a causa di regole poco chiare e dell'ampia discrezionalità della polizia non soggetta a controlli. Tuttavia, nonostante questa sentenza, gli impieghi della tecnologia proseguono sulla base di linee guida frammentate e ambigue.
Diritti umani a rischio
L'uso del riconoscimento facciale negli spazi pubblici solleva notevoli preoccupazioni relative ai diritti umani. Consente infatti la scansione indiscriminata di ogni passante — trattando tutti gli individui come potenziali sospetti — ed entra in contrasto con il diritto alla privacy protetto dall'Articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Questa sorveglianza esercita un effetto deterrente (chilling effect) sulla vita pubblica, compromettendo le libertà di riunione, di espressione e di movimento.
Pregiudizi sistemici ed errori
È stato inoltre dimostrato che l'LFR identifica in modo errato e sproporzionato le persone appartenenti a minoranze etniche e di colore. Studi tecnici, tra cui quelli del National Institute of Standards and Technology (NIST) degli Stati Uniti, rivelano che alcuni algoritmi di riconoscimento facciale hanno una probabilità fino a 100 volte superiore di identificare erroneamente individui non bianchi. Nel Regno Unito, negli impieghi condotti sia dalla Metropolitan Police sia dalla South Wales Police, sono stati registrati tassi di falsi positivi superiori al 90%. Questi errori possono portare a fermi e interrogatori ingiustificati, oltre che alla conservazione di dati biometrici senza alcun consenso.
Verso un uso responsabile della tecnologia
Sebbene il potenziale del riconoscimento facciale nella risoluzione dei reati sia riconosciuto, i rischi che esso comporta — sorveglianza incontrollata, erosione della fiducia, discriminazione razziale — superano di gran lunga i benefici nel contesto dell'attuale vuoto normativo. Gli approcci comparati dell'Unione Europea mostrano una posizione più cauta, con controlli più rigidi e divieti previsti per la sorveglianza biometrica negli spazi pubblici.
Finché il Regno Unito non elaborerà leggi chiare ed effettive intorno a questa potente tecnologia, la collettività rimarrà esposta a un monitoraggio ingiustificato e a pregiudizi sistemici in nome della sicurezza.
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