
Negli ultimi anni, il dibattito pubblico sull’alimentazione si è concentrato soprattutto sull’agricoltura, sull’aumento dei prezzi e sulla sostenibilità. Tuttavia, considerare l’alimentazione da una prospettiva esclusivamente economica rischia di far trascurare una realtà fondamentale. In un’intervista esclusiva, la nostra associazione ha incontrato la deputata al Parlamento europeo (MEP) Cristina Guarda per discutere del perché la sicurezza alimentare debba essere riconosciuta come un diritto umano fondamentale, delle sfide che la politica dell’Unione europea deve affrontare e del profondo legame tra la tutela dell’ambiente e ciò che mangiamo.
Alimentazione: un diritto umano, non una merce
La deputata al Parlamento europeo Cristina Guarda sottolinea che il cibo non è una merce, bensì un diritto umano riconosciuto dalle Nazioni Unite e da altre importanti istituzioni. Considerare l’alimentazione esclusivamente dal punto di vista del mercato significa ignorarne lo status giuridico e morale.
«Finché il cibo sarà trattato come una merce, sarà la logica del mercato a decidere chi può nutrirsi bene e chi no», ha dichiarato Guarda. Ha evidenziato una realtà allarmante: dal 2019, il costo di un’alimentazione sana è aumentato del 35%, mentre i salari sono rimasti stagnanti.
Per contrastare questa situazione, Guarda sostiene la necessità di un quadro europeo articolato che definisca le condizioni per i finanziamenti della Politica Agricola Comune (PAC) e per gli accordi commerciali sulla base dell’effettivo accesso a un’alimentazione sana, anziché concentrarsi esclusivamente sulle esigenze di produzione e di esportazione.
Dare più potere ai cittadini: l’iniziativa «Good Food for All»
Attualmente, l’Unione europea non dispone di un quadro legislativo specifico dedicato al diritto all’alimentazione. Per colmare questa lacuna, l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) «Good Food for All» consente ai cittadini di contribuire direttamente alla definizione delle priorità dell’agenda dell’UE.
Se avrà successo, questa iniziativa potrebbe portare benefici concreti a diversi settori della società:
Per i cittadini: garantirebbe l’accesso a un’alimentazione sana indipendentemente dal reddito, aprendo la strada a strumenti come programmi di accesso garantito e sistemi di approvvigionamento alimentare pubblico di alta qualità nelle scuole e negli ospedali, al fine di proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione.
Per gli agricoltori: permetterebbe di stabilire prezzi equi e stabili, direttamente collegati ai costi di produzione. Ciò proteggerebbe gli agricoltori dalla pressione esercitata dai margini della grande distribuzione e dalla volatilità dei mercati globali.
In definitiva, questa iniziativa riesce a unire le battaglie portate avanti sia dagli agricoltori sia dai consumatori.
Ostacoli nell’Unione Europea
Trasformare il diritto al cibo in una concreta priorità politica non è privo di sfide significative. L’eurodeputata Guarda ha evidenziato tre principali ostacoli nell’UE:
1.La lobby agroalimentare: Il passaggio verso un quadro basato sul diritto al cibo potrebbe ridurre i margini della potente lobby agroalimentare, rendendo più difficile mettere il bene comune e l’interesse pubblico al di sopra degli interessi privati.
2.La frammentazione istituzionale: Attualmente, le politiche in materia di salute, agricoltura, commercio e questioni sociali vengono affrontate separatamente. L’ECI invita l’UE ad analizzare in modo coerente le proprie strategie, tenendo conto di tutti questi diversi ambiti.
3.La contrapposizione tra competitività e diritti: Viene spesso utilizzata una falsa narrazione che contrappone la competitività ai diritti per giustificare accordi come il Mercosur o iniziative come l’Omnibus Simplification. Questo approccio finisce per rimandare nel tempo i costi sociali e ambientali, che ricadono pesantemente sulle persone più vulnerabili e sui piccoli produttori.
L’inquinamento da PFAS e l’ambiente
Partendo dalla propria esperienza personale in una zona fortemente contaminata dai PFAS, Guarda sottolinea il legame indissolubile tra il diritto al cibo e la tutela dell’ambiente. Osserva inoltre che gli agricoltori sono tra le categorie maggiormente esposte all’inquinamento.
«Non possiamo produrre cibo di qualità con il suolo e l’acqua inquinati», ha spiegato, definendo la situazione profondamente ingiusta nei confronti delle generazioni future.
Poiché le sostanze chimiche PFAS sono altamente persistenti e non scompaiono semplicemente nel tempo, lottare per il diritto al cibo significa anche lottare per un suolo e un’acqua non contaminati. Proteggere l’ambiente è fondamentale non solo per garantire una produzione alimentare sicura oggi, ma anche per tutelare la salute dei cittadini, dei consumatori e degli agricoltori per le generazioni future.
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ASSEDEL