
Durante le ultime sessioni plenarie a Strasburgo, ASSEDEL ha intervistato Oihane Agirregoitia, membro del Parlamento europeo (MEP) del gruppo Renew Europe. Ingegnere industriale di formazione, con una solida esperienza nel campo dell'innovazione e dello sviluppo organizzativo, attualmente ricopre il ruolo di vicepresidente della Delegazione per le relazioni con il Mercosur.
In questa intervista, riflette sulle implicazioni politiche ed economiche dell'accordo commerciale UE-Mercosur — il più grande progetto di area di libero scambio al mondo — e illustra il ruolo del Parlamento europeo nel garantire che l'espansione commerciale non comprometta gli standard ambientali, i diritti dei lavoratori o la sostenibilità del settore primario europeo.
L'interconnessione tra industria, energia e commercio
Agirregoitia sottolinea che, nell'attuale panorama geopolitico, nessuna politica esiste in modo isolato. Il suo lavoro come membro delle Commissioni per i Trasporti e il Turismo (TRAN) e per l'Industria, la Ricerca e l'Energia (ITRE) è direttamente collegato al suo ruolo di leadership nella delegazione per le relazioni con il Mercosur. Per lei, gli accordi commerciali non riguardano soltanto lo scambio, ma anche la connettività strategica.
«Tutto è collegato. Se vogliamo rafforzare la nostra capacità industriale e la nostra competitività nei confronti di giganti come la Cina e gli Stati Uniti, la connettività è strategica. O sei connesso, oppure sei fuori dal gioco», spiega.
Per le regioni caratterizzate da un forte tessuto industriale, come i Paesi Baschi, l'accordo con il Mercosur rappresenta una porta d'accesso per i settori automobilistico e industriale a mercati con i quali esistono profondi legami storici e culturali.
Affrontare la crisi del settore primario: politica o blocco?
Uno dei punti più delicati della nostra conversazione è stata la risposta alle recenti proteste agricole che hanno portato i trattori nelle strade di tutta Europa. L'eurodeputata riconosce che le preoccupazioni del settore primario sono legittime, poiché si tratta di un settore attualmente in difficoltà, ma sostiene che bloccare l'accordo potrebbe non essere la soluzione giusta.
«Le preoccupazioni sono legittime e il settore primario sta soffrendo, ma forse la soluzione non è il Mercosur, o almeno non soltanto il Mercosur», osserva.
Sottolinea inoltre che questioni come il ricambio generazionale e la sostenibilità della produzione sono problemi strutturali che dovrebbero essere affrontati attraverso la Politica Agricola Comune (PAC) e la modernizzazione, piuttosto che attraverso l'isolamento commerciale.
Per quanto riguarda la controversia specifica sulla carne bovina e sugli ormoni, Agirregoitia è categorica: «C'è stata molta preoccupazione per il settore della carne bovina e per gli ormoni. Questi ormoni sono vietati nell'UE. Quello che dobbiamo fare non è bloccare l'accordo, ma garantire e assicurare, attraverso controlli rafforzati, che questi prodotti non entrino nel nostro mercato».
Garanzie senza precedenti e diritti umani
In risposta alle critiche delle ONG riguardo al rispetto dei diritti umani nelle catene di approvvigionamento dei Paesi terzi, l'eurodeputata difende l'accordo Mercosur come pionieristico in materia di meccanismi di protezione.
«Credo sinceramente che le preoccupazioni sollevate abbiano portato all'inserimento di meccanismi di salvaguardia che altri accordi commerciali non prevedono. Vorrei che anche altri accordi disponessero degli stessi strumenti di tutela presenti nell'accordo Mercosur», afferma.
Agirregoitia sottolinea che l'accordo comprende impegni vincolanti nei confronti dell'Accordo di Parigi sul clima e il rigoroso rispetto delle normative internazionali in materia di lavoro e di requisiti fitosanitari, sostenuti dall'impegno ad aumentare del 50% i controlli alle frontiere.
Il «blocco giudiziario» e la sinergia culturale
L'accordo, oggetto di negoziati da oltre 25 anni, si trova attualmente di fronte a un nuovo ostacolo: la decisione del Parlamento europeo di chiedere un parere alla Corte di giustizia dell'Unione europea per verificare se la procedura sia conforme ai Trattati.
La signora Agirregoitia guarda a questa iniziativa con scetticismo, suggerendo che potrebbe trattarsi di una tattica volta a ritardare quello che considera un esito inevitabile.
«Chiediamo costantemente alla Commissione europea di essere più agile perché l'UE è lenta rispetto alla Cina o agli Stati Uniti, e poi decidiamo di prolungare questo processo di altri 12 o 18 mesi, o anche di più, attraverso queste procedure», osserva.
Infine, mette in evidenza un fattore spesso trascurato: l'affinità culturale. Sottolinea che, per molte imprese europee, come quelle dei Paesi Baschi, è molto più naturale collaborare con il Brasile o l'Argentina che con altre potenze emergenti come l'India, grazie all'assenza di barriere linguistiche e alla presenza della diaspora.
«Questo legame culturale è un vantaggio strategico che non dovremmo sprecare».
ASSEDEL, con sede a Strasburgo e impegnata nella promozione dei diritti umani e dei valori europei, continua a seguire e a fare luce sugli sviluppi che plasmano il futuro della democrazia europea e delle relazioni internazionali.
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