«AI Act: un fronte per contrastare la sorveglianza di massa ispirata al modello cinese»

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“AI Act: un fronte per contrastare la sorveglianza di massa ispirata al modello cinese”

Negli ultimi anni, l’uso dell’intelligenza artificiale ha suscitato crescenti preoccupazioni, in particolare per quanto riguarda i potenziali abusi legati ai sistemi di sorveglianza sociale, come quelli già adottati in Paesi come la Cina. In questi contesti, la tecnologia viene spesso utilizzata per monitorare e controllare la vita quotidiana dei cittadini, compromettendone la libertà e la privacy. Per contrastare questi rischi, l’Europa ha intrapreso un percorso legislativo con l’AI Act, una normativa che mira non solo a regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale, ma anche a contrastare le forme invasive di sorveglianza e a proteggere i diritti fondamentali dei cittadini. L’AI Act mira infatti a garantire un uso etico dell’intelligenza artificiale, promuovendo un modello di “IA affidabile” che rispetti i principi di trasparenza, equità e non discriminazione.

Il percorso verso l’approvazione di questa legge è iniziato nel 2018, quando la Commissione europea ha istituito un gruppo di esperti sull’intelligenza artificiale. Questo gruppo ha elaborato linee guida etiche per l’IA in Europa, individuando il concetto di “IA affidabile” come l’unico modello accettabile negli Stati membri.

Successivamente, la proposta di regolamento è stata presentata dalla Commissione europea il 21 aprile 2021 con l’obiettivo di creare un quadro normativo armonizzato e proporzionato per l’intelligenza artificiale all’interno dell’Unione europea.

L’AI Act si fonda sul principio secondo cui l’intelligenza artificiale dovrebbe essere sviluppata e utilizzata in modo da garantire sicurezza, standard etici e rispetto dei diritti fondamentali e dei valori europei. A tal fine, la proposta stabilisce un sistema di classificazione delle tecnologie di IA basato sui potenziali rischi che esse possono comportare per la sicurezza e i diritti delle persone. Definisce inoltre una serie di requisiti e obblighi sia per i fornitori sia per gli utenti di tali sistemi. Il quadro normativo dell’AI Act comprende anche una classificazione dei sistemi di IA in base al livello di rischio che rappresentano per gli individui e la società. Tale classificazione distingue quattro livelli di rischio: inaccettabile, elevato, limitato e minimo o nullo.

– Rischio inaccettabile: Questa categoria comprende i sistemi di IA che violano i valori fondamentali dell’Unione europea, come il rispetto della dignità umana, della democrazia e dello Stato di diritto. Questi sistemi sono generalmente vietati oppure, in casi specifici, come la sorveglianza biometrica in tempo reale per finalità di sicurezza, sono soggetti a severe restrizioni. Tra i sistemi vietati rientrano le tecnologie che manipolano il comportamento umano fino a compromettere l’autonomia degli utenti, nonché i sistemi che consentono alle autorità pubbliche di effettuare forme di valutazione o classificazione sociale, come avviene in Cina.

– Rischio elevato: Questa categoria comprende i sistemi di IA che possono avere un impatto significativo o sistemico sui diritti fondamentali o sulla sicurezza delle persone. Di conseguenza, tali sistemi sono soggetti a requisiti rigorosi e devono rispettare obblighi stringenti prima di essere immessi sul mercato o utilizzati. Tra gli esempi figurano le tecnologie impiegate nei processi di selezione e assunzione del personale, nell’accesso all’istruzione, nella fornitura di servizi sociali essenziali come l’assistenza sanitaria, nella sorveglianza biometrica a distanza e nelle applicazioni nei settori giudiziario e delle forze dell’ordine. Anche i sistemi utilizzati per garantire la sicurezza delle infrastrutture critiche rientrano in questa categoria.

– Rischio limitato: Questa categoria comprende i sistemi di IA che possono influenzare i diritti o le scelte degli utenti, ma in misura inferiore rispetto ai sistemi ad alto rischio. Per garantire un utilizzo consapevole, questi sistemi sono soggetti a requisiti di trasparenza che consentono agli utenti di sapere quando stanno interagendo con un sistema di IA e di comprenderne il funzionamento, le caratteristiche e le potenziali limitazioni. Tra gli esempi di questa categoria figurano le tecnologie utilizzate per generare o manipolare contenuti audiovisivi, come i deepfake, o per fornire raccomandazioni personalizzate, ad esempio attraverso i chatbot.

– Rischio minimo o nullo: Questa categoria comprende i sistemi di IA che non incidono direttamente sui diritti fondamentali o sulla sicurezza delle persone, garantendo agli utenti piena libertà di scelta e controllo. Per favorire l’innovazione e la sperimentazione tecnologica, questi sistemi non sono soggetti ad alcun obbligo normativo. Esempi comuni sono le applicazioni destinate all’intrattenimento, come i videogiochi, o quelle con finalità estetiche, come i filtri fotografici, che non presentano implicazioni significative per la società o per i diritti individuali.

L’AI Act mira a garantire sicurezza ed etica nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, proteggendo i diritti delle persone e delle organizzazioni. Le principali misure comprendono:

– Requisiti per i sistemi di IA ad alto rischio volti a proteggere diritti fondamentali quali la privacy, la dignità e la non discriminazione.

– Supervisione umana per monitorare e correggere i sistemi di IA, prevenendo danni alle persone o all’ambiente.

– Divieto di sistemi di IA che violano i valori dell’UE, come quelli che manipolano il comportamento o sfruttano le vulnerabilità delle persone.

– Istituzione di un quadro di governance che coinvolga tutte le parti interessate, con misure di cooperazione, monitoraggio e sanzioni.

– Promozione di una cultura dell’IA responsabile, incoraggiando la trasparenza, la responsabilità e l’educazione al fine di rafforzare la fiducia del pubblico.

Pertanto, l’AI Act mira a regolamentare gli ambiti in cui emergono dei rischi, concentrandosi maggiormente sugli usi dell’intelligenza artificiale piuttosto che sulla tecnologia in sé. Nel definire le norme che regolano l’impatto della tecnologia sulla vita delle persone, è fondamentale perseguire almeno quattro obiettivi e bilanciarli attentamente: incoraggiare l’innovazione tecnologica, garantire la protezione dei diritti dei cittadini, assicurare la fattibilità dei requisiti imposti e rendere la normativa sostenibile nel tempo.

Quest’ultimo aspetto, noto come “future-proofness”, ovvero capacità di adattamento al futuro, implica la necessità di creare norme che rimangano valide e applicabili anche in un contesto tecnologico in continua evoluzione.

FONTI:

–   https://www.europarl.europa.eu/topics/en/article/20230601STO93804/eu-ai-act-first-regulation-on-artificial-intelligence
– https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/regulatory-framework-ai

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