Stato della libertà di stampa in Europa: presentazione del rapporto annuale della Piattaforma per la sicurezza dei giornalisti

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La presentazione del rapporto annuale «Libertà di stampa in Europa» da parte della Piattaforma per la sicurezza dei giornalisti rappresenta un momento cruciale per valutare lo stato della libertà di stampa nel continente europeo. Il rapporto esamina meticolosamente le molteplici sfide che compromettono l'integrità giornalistica, dalle minacce esplicite e dalle tattiche di intimidazione alle insidiose manovre legali e alla cattura sistemica dei media.

Nel contesto degli sconvolgimenti geopolitici, come il conflitto in corso in Ucraina e l'escalation della violenza contro i giornalisti a Gaza, l'imperativo di salvaguardare la libertà di stampa non è mai stato così urgente. Il rapporto offre uno sguardo perspicace sulle diverse manifestazioni delle violazioni della libertà di stampa, in particolare le pratiche di sorveglianza, l'erosione della protezione delle fonti, le strategie di cattura dei media e l'uso perniciososo delle azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica (SLAPP). Attraverso incisive discussioni in panel, gli esperti si occupano di questi problemi pressanti, chiarendo le complesse dinamiche in gioco e proponendo soluzioni pragmatiche per rafforzare le libertà giornalistiche.

Le testimonianze personali di giornalisti come Szabolcs Panyi e Arianne Lavrilleux conferiscono una dimensione umana alla discussione, mettendo in luce le minacce concrete a cui sono esposti coloro che si trovano in prima linea nel giornalismo d'inchiesta. Dalle operazioni di sorveglianza clandestina alle misure legali coercitive, le loro esperienze sottolineano la natura pervasiva delle sfide affrontate dai difensori della libertà di stampa in tutta Europa.

Il dialogo che ne segue evidenzia l'imperativo di un'azione concertata per affrontare di petto queste minacce. Le raccomandazioni formulate nel rapporto comprendono l'imposizione di una moratoria sull'esportazione e sull'utilizzo di tecnologie di sorveglianza intrusive, l'adozione di una legislazione solida per proteggere le fonti dei giornalisti e il rafforzamento dell'attuazione del regolamento europeo sulla libertà dei media per contrastare la cattura dei media e garantire l'indipendenza editoriale. Pur essendoci segnali di progresso, la strada da percorrere resta disseminata di ostacoli.

Per difendere i principi fondamentali della libertà di stampa e della governance democratica sono indispensabili un'azione di advocacy sostenuta, una solidarietà internazionale e un impegno incrollabile da parte dei governi e degli attori della società civile. La presentazione di questo rapporto suona come un grido d'allarme, che esorta le parti interessate a raddoppiare gli sforzi a favore della libertà di stampa e del ruolo vitale del giornalismo nella difesa dei valori democratici in Europa e oltre.

Il giornalista Tasos Telloglou offre una panoramica della situazione in Grecia, dove le debolezze istituzionali si traducono spesso in un'applicazione arbitraria delle norme, in particolare per quanto riguarda la sorveglianza dei giornalisti. Ciò prepara il terreno per una discussione più ampia sullo stato della libertà dei media in tutto il continente.

La conversazione si estende poi all'Ungheria, un paese alle prese con la cattura dei media e con pratiche di sorveglianza diffuse. Szabolcs Panyi, giornalista d'inchiesta ungherese, condivide le sue esperienze di lavoro sotto sorveglianza, sottolineando l'importanza cruciale dei metodi di comunicazione sicuri e quanto la situazione sia critica in un contesto in cui qualsiasi indagine che riguardi le persone al potere è ostacolata.

La discussione affronta anche la diffusione delle tecnologie spyware, compresi esempi noti come Pegasus e strumenti meno conosciuti come Hermes. La rivelazione di questi meccanismi di sorveglianza solleva preoccupazioni riguardo alle violazioni della vita privata e agli abusi di potere dei governi. Le prospettive di Panyi sottolineano la necessità per i giornalisti di rimanere vigili e adattabili di fronte all'evoluzione delle tattiche di sorveglianza.

Un ulteriore livello si aggiunge alla conversazione con il ruolo delle aziende tecnologiche. Sebbene tali aziende svolgano un ruolo cruciale nella scoperta degli abusi dei propri prodotti, sorgono interrogativi sul loro livello di cooperazione con i governi. Telloglou richiama l'attenzione sull'esperienza della Grecia, dove la cooperazione delle aziende tecnologiche nel rivelare gli abusi degli spyware mette in luce l'entità delle pratiche di sorveglianza governativa.

Oliver Money-Kyrle offre prospettive sulla Turchia, dove sono stati compiuti progressi nella riduzione delle incarcerazioni di giornalisti. Tuttavia, evidenzia le sfide persistenti, in particolare per quanto riguarda le condizioni di lavoro e le ingerenze governative. La discussione sottolinea l'importanza di affrontare i problemi sistemici e di proteggere i diritti dei giornalisti in tutta la regione.

Una parte significativa della conversazione riguarda le azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica (SLAPP), una tattica utilizzata per intimidire i giornalisti e soffocare il giornalismo d'inchiesta. Flutura Kusari, consulente legale presso il Centro europeo per la libertà di stampa e dei media, fornisce una panoramica completa dei casi SLAPP in tutta Europa, sottolineando l'allarmante tendenza delle azioni infondate intentate contro giornalisti e media. La recente approvazione della direttiva anti-SLAPP dell'UE è accolta come un passo positivo verso la salvaguardia della libertà di stampa e la protezione dei giornalisti dalle vessazioni giudiziarie.

Jessica Ni Mhainin offre prospettive sulla situazione nel Regno Unito, soprannominato la «capitale europea delle SLAPP». Nonostante le recenti iniziative legislative volte a trattare i casi SLAPP, permangono sfide per garantire una protezione globale ai giornalisti e alle organizzazioni mediatiche. Ni Mhainin sottolinea la necessità di misure anti-SLAPP solide e di un intervento governativo proattivo per contrastare le vessazioni giudiziarie nel settore dei media.

La discussione prosegue ponendo l'accento sul sostegno da fornire ai giornalisti in esilio e sulla necessità di difendere i loro diritti e la loro sicurezza. La direttrice della Fondazione Giustizia per i giornalisti, Maria Ordzhonikidze, ha sottolineato le profonde implicazioni della guerra in Ucraina sulla libertà di stampa e l'urgente necessità di solidarietà e sostegno internazionali. Il suo intervento ha esplorato le cupe realtà affrontate dai giornalisti di tutto il mondo, in particolare da quelli costretti all'esilio a causa della persecuzione nel loro paese d'origine.

Ha iniziato sottolineando l'inquietante tendenza delle nazioni apparentemente democratiche a maltrattare i giornalisti, insistendo sul fatto che la sicurezza percepita dell'Europa per i giornalisti indipendenti e gli attivisti politici non è sempre garantita. Le ragioni per cui i giornalisti fuggono dal loro paese, ha spiegato, ruotano spesso attorno a tre minacce principali: il pericolo fisico per la loro vita, la persecuzione legale e varie forme di molestie, compresi gli attacchi informatici.

Ordzhonikidze ha citato diversi esempi a sostegno della sua tesi. Nel 2021 un numero significativo di giornalisti afghani è fuggito dal proprio paese in seguito alla presa del potere dei talebani, cercando rifugio in Europa e negli Stati Uniti. Allo stesso modo, più di 200 dissidenti politici nicaraguensi, tra cui operatori dei media, hanno visto revocata la propria cittadinanza nel febbraio 2023 con il pretesto della diffusione di notizie false. La situazione in Turchia rimane grave, con giornalisti che cercano rifugio in paesi europei, in particolare in Germania, a causa della persecuzione continua sotto un governo autocratico.

Ha inoltre evidenziato la difficile situazione dei giornalisti bielorussi, costretti all'emigrazione forzata in seguito alle proteste contro le elezioni presidenziali truccate del 2020. Anche in esilio continuano a subire minacce da parte del regime, con misure come il divieto per i cittadini di rinnovare il passaporto fuori dal paese.

Inoltre, questa allarmante tendenza si estende alla Russia, dove più di mille giornalisti sono stati costretti a lasciare il paese, cercando rifugio in vari paesi europei. Il governo russo ha incarcerato almeno 33 operatori dei media e altri 14 giornalisti sono stati catturati nella Crimea occupata e imprigionati in campi russi, attirando l'attenzione sulle condizioni di tortura prevalenti in tali strutture.

Tuttavia, le sfide affrontate dai giornalisti in esilio non si limitano al loro trasferimento fisico. Anche in Europa incontrano rischi che vanno dalle aggressioni fisiche alla sorveglianza e all'intimidazione. Ordzhonikidze ha sottolineato due episodi particolarmente preoccupanti di sospetti avvelenamenti ai danni di giornaliste russe, Elena Kostyuchenko e Irina Babloyan, che continuano a subire minacce e molestie nei loro nuovi paesi di accoglienza.

In seguito alle osservazioni di Ordzhonikidze, Irina Dolinina, giornalista di iStories, ha condiviso le proprie esperienze personali sotto pressione in Russia, dove il reportage indipendente sulla corruzione e sulle violazioni dei diritti umani ha portato a sorveglianza, molestie e persecuzione giudiziaria. Nonostante l'esilio forzato, Dolinina ha sottolineato le minacce e la sorveglianza persistenti a cui sono esposti i giornalisti, anche in paesi europei considerati sicuri, come la Repubblica Ceca. Ha raccontato di aver ricevuto minacce, compresa la divulgazione del suo indirizzo personale, il che ha esacerbato le preoccupazioni per la sua sicurezza e per quella dei suoi colleghi.

Per affrontare le possibili soluzioni alla crisi dei giornalisti, William Horsley dell'Associazione dei giornalisti europei ha presentato la campagna «I giornalisti contano», volta a difendere la libertà di stampa e a rispondere alle sfide affrontate dai giornalisti in tutta Europa. Ha sottolineato l'importanza di attuare quadri giuridici, di perseguire le aggressioni contro i giornalisti e di sensibilizzare l'opinione pubblica.

Nonostante gli sforzi di iniziative come la campagna «I giornalisti contano», le sfide restano formidabili. La sessione ha evidenziato l'urgente bisogno di un'azione collettiva e di volontà politica per proteggere i giornalisti e garantire la libertà di stampa, non solo in Europa ma in tutto il mondo. Misure concrete, come il monitoraggio, il sostegno ai giornalisti in esilio e la responsabilizzazione degli autori di attacchi contro i giornalisti, sono passaggi essenziali verso la garanzia della sicurezza e della libertà dei giornalisti in tutto il mondo.

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